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Parola di copertina | Nob racconta “Manuale del papà (quasi) perfetto”

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Nob racconta Manuale del papà (quasi) perfetto
attraverso la sua copertina

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La copertina è stata costruita utilizzando i codici abituali delle cover di “Dad. Le ragazze di papà” e “Dad. Segreti di famiglia“.

Dad è rappresentato come la Statua della Libertà, o come un faro. Lo circondano gli oggetti che più rappresentano i genitori, soprattutto quelli con cui si prendono cura dei bambini.

L’idea di base della copertina è quella di rappresentare Dad come un punto di riferimento nella scena (e in generale nella vita di famiglia), ma allo stesso tempo la sua posa lo fa sembrare un po’ ridicolo! E infatti all’interno del Manuale non mancherà la comicità.

Nob

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Parola di copertina | Andrea Zandomeneghi racconta “Il giorno della nutria”

Andrea Zandomenghi racconta Il giorno della nutria
attraverso la sua copertina

Un cervello campeggia su uno sfondo vinato. Un cervello galleggia nel vino come nel liquido amniotico. Il cervello è quello del protagonista del romanzo, Davide Aloisi. Il vino è quello che costui – alcolizzato – beve senza posa.  Ad alterare il flusso dei suoi neurotrasmettitori e ad estenuare le sue sinapsi  sono anche gli psicofarmaci di cui abusa.  

Il cervello di Davide è poi assediato dalla cefalea cronica, la sua mente è assediata dalle ossessioni. La sua vita è cerebrale e ogni cosa tenta di intellettualizzare.  

Il testo è in prima persona, la realtà è restituita filtrata attraverso la coscienza ipertrofica  di Davide. È così che il cervello diventa il simbolo del protagonista e quindi del libro, lo stemma che li riassume e li esprime – pars pro toto. 

Andrea Zandomeneghi

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Tunué ad Angoulême 2019 | Gaia Cardinali ospite con “Viktoria” | L’intervista

Gaia Cardinali ospite al Festival di Angoulême

con il graphic novel d’esordio “Viktoria”

Una tra le più grandi manifestazioni d’Europa dedicate al fumetto e principale meta per gli esperti e gli appassionati, la 46° edizione del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême si svolgerà in Francia dal 24 al 27 gennaio.

Noi ci saremo allo stand RL22 e con noi siamo felicissimi di annunciare la presenza di Gaia Cardinali, autrice esordiente Tunué nella collana Tipitondi con il graphic novel Viktoria! Gaia sarà ospite del Festival in quanto vincitrice del Premio Nuovi Talenti del Concorso Romics dei Libri a Fumetti 2018.  Con lei, gli altri due vincitori Vinci Cardona e Alice Socal.

Ad Angoulême l’autrice parteciperà a un incontro condotto da Sabrina Perucca, direttore artistico di Romics, sul tema dei talenti emergenti e dei nuovi stili nel fumetto italiano. L’appuntamento è previsto per sabato 26 gennaio dalle 14.00 alle 15.00 ed è inserito nel programma Rights & Licensing Market rivolto a editori e buyer internazionali.

Ecco cosa ci ha raccontato su questo importante evento!

Come è stato vincere il Premio Nuovi Talenti del Concorso Romics?

Che dire… Non mi sarei mai immaginata di poter stare sul palco del Romics affianco ad alcuni dei più grandi maestri del fumetto e con la copertina di “Viktoria” proiettata sul maxi schermo, quindi senza ombra di dubbio è stata una delle esperienze più belle che abbia mai avuto.
Dato che durante la premiazione non sono riuscita praticamente a pronunciare una frase di senso compiuto, colgo l’occasione qua per ringraziare il Romics per aver ritenuto valido il mio lavoro, la Tunué, amici e famiglia per aver creduto nel progetto fino in fondo! 

Sei mai stata al Festival? Cosa provi ad essere ospite ad Angoulême?

Sono stata un paio di anni fa ad Angoulême, ed è stata una fantastica avventura, fra ore e ore di viaggio, un freddo tagliente e essere completamente immersa per giorni nel bellissimo panorama del fumetto francese… in poche parole non vedo l’ora di tornarci, soprattutto in quanto ospite e in quanto parteciperò a un panel così importante!

Cosa ti aspetti da questa esperienza?
Sono aperta ad ogni possibilità e sono impaziente di sapere cosa il Festival ha in serbo per me.

Viktoria è un graphic novel che unisce l’epica cavalleresca a toni fiabeschi. La protagonista è una ragazzina tedesca di quattordici anni. Audace, intensa e insofferente a tutte le regole cinquecentesche che la vorrebbero un modello di erudizione, responsabilità e buone maniere, rifugge la monotonia avvolgendosi nel ricordo incandescente della madre morta e rimodellando la realtà con l’immaginazione.

Con il suo primo lavoro Gaia Cardinali ha ottenuto, oltre al riconoscimento nel Concorso Romics, anche il Premio Boscarato 2018 come Miglior Fumetto per Bambini/Ragazzi e la candidatura al Premio Micheluzzi 2018.

Gaia Cardinali è nata ad Ancona nel 1992 e si è diplomata in Arti Applicate all’ISA di Jesi nel 2010. Successivamente ha frequentato il corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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Parola di copertina | Federico Vergari racconta “Le sfide dei campioni”

Federico Vergari racconta Le sfide dei campioni attraverso la sua copertina

Non sono un illustratore e nemmeno un grafico. So a malapena tenere in mano una matita e non so disegnare nulla. L’unica eccezione è la faccia di Paperino che so fare anche ad occhi chiusi e con cui ancora oggi stupisco i figli dei miei amici. Quelli sotto i tre anni, si intende.
Per parlare da profano, sul sito della Tunué, di grafica e copertine questa premessa era d’obbligo e necessaria. Ora mi sento decisamente più rilassato e libero da qualsiasi ansia da prestazione.

WOW!

È stata questa la prima cosa che ho pensato quando mi hanno fatto vedere la copertina del mio libro. E non era quella che potete vedere tutti adesso. Era simile, ma oggi è ancora più bella.

Ho pensato e detto WOW! sostanzialmente per due motivi. Il primo è che il libro stava diventando reale. I giri di bozze, le storie da chiudere, i dialoghi anche a orari improbabili con Massimiliano (il miglior editor del mondo, lo ribadisco anche qui) stavano portando a qualcosa che di lì a poco sarebbe diventato tangibile.
Concreto, cartonato, spigoloso e con un codice ISBN, per la precisione.
Il secondo motivo per cui mi sono emozionato è stato il pensiero che quel momento, quella prima visione che all’epoca avevo condiviso con la mia compagna e due nostri amici venuti a trovarci per il weekend, avrei poi potuto condividerlo con tutti. Entrando in libreria e vedendolo nelle mani di altre persone. Letto, recensito, fotografato, amato e criticato.


Sfide, campioni e sport sono le tre parole chiave; sono scritte in grande, sono colorate e cristalline. Che sia quindi subito chiaro ciò di cui si sta parlando. Quell’alternanza di colori e quel sali-scendi delle parole sono una montagna russa emozionale che conferisce al volume un non so bene cosa di epico ed enciclopedico al tempo stesso.

È un libro che se non lo avessi scritto io non vedrei l’ora di aprirlo per sfogliarne tutte le pagine. Solo per sentirne il peso sulle mie mani e l’odore della carta arrivare fino al cervello. Per poi esclamare ancora una volta: WOW!  

Federico Vergari

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La vita che desideri | Intervista a Francesco Memo e Barbara Borlini

La vita che desideri

Intervista a Francesco Memo e Barbara Borlini

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La vita che desideri è il graphic novel di Francesco Memo e Barbara Borlini in uscita il 24 gennaio prossimo. Ripercorrendo trent’anni della storia italiana, il libro segue le vicende di Giulio scandite dai grandi avvenimenti che segnarono il periodo tra le due guerre mondiali. La narrazione diventa spunto per riflettere su temi quali la violenza pubblica e privata, le leggi razziali e le deportazioni, il conformismo e l’omosessualità. In questa intervista, gli autori ci introducono alla storia, e a quello che c’è dietro.

Buona lettura!



Cosa ha ispirato questo libro?

Barbara | L’ispirazione è qualcosa di molto difficile da definire. Tante piccole scintille si accendono in relazione a incontri, accadimenti, riflessioni, ricordi personali. Per un po’ di tempo tutto questo materiale incandescente resta lì, qualche scintilla si spegne, altre resistono, finché un reagente le comincia ad aggregare in unico motore narrativo. In questo caso quell’elemento è stato mio nonno, cui la figura di Giulio è ispirata. Il racconto non è una sua biografia, ma la traiettoria della sua vita – è stato un nonno incredibilmente anziano, nato a fine ‘800, emigrato giovanissimo, soldato sul Carso, maitre d’hotel e infine guida turistica alle Isole borromee negli ultimi anni di vita  – ci ha aiutato a focalizzare alcuni momenti e situazioni, dando coerenza alle idee che cominciavano a enuclearsi.

Francesco | Alcuni nomi li citiamo già nella nota alla fine del libro. Qui mi piace ricordare chi ha avuto un ruolo durante la fase più magmatica del concepimento della storia, quando ancora tutto è da definire. Le poesie di Kafavis, libri come “Gli occhiali d’oro” di Bassani, “Ernesto” di Saba e “Un cameriere perfetto” dello scrittore svizzero Alain Claude Sulzer; film come “Orizzonti di gloria” di Kubrik e “La grande illusione” di Renoir.


Francesco Memo e Barbara Borlini



Perché avete deciso di trattare questi temi e da dove è nata la necessità di fare questo libro?

Francesco | I libri sono come dei prismi che riflettono ispirazioni e domande: per tenere in vita le prime si prova a dare delle risposte (in ogni caso mai definitive) alle seconde. Con questo libro abbiamo voluto rivivere la storia terribile del ‘900 con gli occhi di chi – per indole o per scelta – si sentiva diverso, perché lontano e inconciliabile con l’immagine dell’uomo che la guerra e i regimi fascisti imponevano: quella del maschio soldato, guerriero virile e violento, ma anche estremamente conformista e passivo. Amare diversamente e sentirsi uomo in maniera diversa voleva dire non conformarsi a quell’immagine aggressiva, essere fuori dal progetto che il nazionalismo e il fascismo volevano imporre a tutti.  I tre capitoli del libro raccontano la scoperta esaltante e spaventosa di questa diversità – e del desiderio di essere diversi – attraverso lo scontro con la realtà violenta nel quale i personaggi si trovano a vivere.

Barbara | Quale la necessità che ci ha spinto su questi temi? L’adolescenza della nostra generazione, nella sicura e opulenta Europa, è stata segnata dalle guerre in Jugoslavia, qui alle porte di casa, tra l’altro più o meno in contemporanea col cinquantenario della Liberazione. Crediamo che questa esperienza indiretta abbia instillato in noi la precisa sensazione che la pace è un equilibrio instabile, mai dato per scontato.

Quali sono i legami che questi temi hanno con la realtà che stiamo vivendo?

Barbara | La primissima idea di questo fumetto origina nel 2013. Stavamo tornando dal festival di Lucca, dove eravamo stati per l’uscita del nostro precedente lavoro. Sono solo cinque anni fa, ma sembrano anni luce: allora pensavamo di lavorare ad un racconto storico, invece oggi ci rendiamo conto che è quasi un instant book! Le tematiche che affrontiamo nel libro sono ora di estrema attualità. E non è molto rassicurante come constatazione…

Francesco | Del resto guardare alla storia significa inevitabilmente parlare del presente. Raccontare il fascismo e la Shoah significa indicare indirettamente i rischi, le storture, le disumanità dell’oggi, perché se è vero che la storia non si ripete è indubbio che stiamo vivendo un periodo fortemente negativo di chiusura e cinismo. Anche rispetto allomosessualità si può fare un ragionamento simile. Grazie alla lunga lotta iniziata più di un secolo fa l’omossessualità è oggi una questione pubblica, le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale sono formalmente sanzionate, i diritti civili sono ormai riconosciuti in molti paesi. Come sappiamo in Italia questo percorso è molto più lento e arretrato. Ma se l’omosessualità è stata volenti o nolenti accettata a livello collettivo, l’immagine del maschio di cui parlavamo prima è ancora diffusa ed è molto difficile metterla in discussione. E sappiamo che machismo e fascismo sono ancora strettamente legati tra loro. Basta guardare le posizioni apertamente razziste, ignoranti e violente di molti politici, a partire da quelli al governo in Italia. Ma la storia serve anche da monito positivo: esiste sempre la possibilità di resistere, di prendere in mano la propria vita per opporsi all’ingiustizia, rifiutando di conformarsi a maggioranze incattivite e pericolose.


Una tavola da “La vita che desideri”, Tunué 2019



Chi sono i vostri punti di riferimento artistici?

Barbara | Guardiamo a quegli artisti che riescono ad essere complessi e comunicativi al tempo stesso. L’arte deve far pensare, in un modo o nell’altro, se no è solo intrattenimento; naturalmente in un modo diverso da come può fare un saggio e senza cadere nella trappola del “messaggio”: le storie sono storie, non devono dimostrare nulla, richiedono una comprensione più emotiva che razionale. E poi ci piacciono gli artisti che riescono a dare corpo alla forza eversiva del desiderio – un fidarsi e svelarsi che travalica le convenzioni sociali e le convenienze – a veicolare la tensione erotica che accompagna e permea la creazione artistica.

Francesco | Il cinema è un importante punto di riferimento. Del resto fumetto e cinema hanno molti elementi in comune, sono entrambi figli della modernità (anche se il fumetto è di qualche decennio più “vecchio” del cinema) e si influenzano a vicenda. Mi piace citare tre registi: il primo è Bernardo Bertolucci, da poco scomparso, che aveva il coraggio di raccontare storie personali ma anche epiche calate nella storia con la esse maiuscola, senza farsi ingabbiare da sterili filologismi. Il secondo è André Téchiné, per la freschezza con la quale affronta ogni volta in maniera nuova il tema della scoperta di sé, uno dei pochi autori capaci di ritrarre l’adolescenza. Il terzo è Nagisa Oshima, per due film conturbanti e perfetti come “Furyo” e “Ghoatto“.

Barbara | Pensando al fumetto, siamo molto legati a “La Storia dei tre Adolf” di Osamu Tezuka. Un’altra cavalcata su traiettorie temporali lunghe, che tiene la tensione dall’inizio alla fine; che non teme di far uso di colpi di scena e passaggi un po’ melò; in cui le vicende private dei protagonisti permettono di comprendere le contraddizioni, i dilemmi di quei periodi storici così terribili.

Parlateci della vostra formazione…

Francesco | Liceo scientifico, scienze politiche, dottorato in sociologia, per entrambi. Niente di artistico quindi. Abbiamo assecondato tardi la vocazione creativa. Ma anche la ricerca necessita di creatività, a dir la verità. Così come l’impresa artistica necessita di progettualità e perseveranza, e la nostra attività di narratori fa leva anche sulle competenze acquisite in altri campi, ad esempio la storia e la sociologia.


“La vita che desideri” in libreria e fumetteria dal 24 gennaio 2019



Dove lavorate di solito e come?

Barbara | Lavoriamo a casa per lo più. Il passaggio al disegno in digitale mi ha alleggerito dell’ansia di lasciare i disegni sul tavolo alla mercè del gatto e della prole. Abbiamo le scrivanie una affianco all’altra. Quella di Francesco è molto disordinata: piena di libri e di appunti, rigorosamente scritti a mano in matita. La documentazione in un racconto come questo è importantissima, sia come fonte di ispirazione, sia per l’inquadramento del racconto nel contesto storico. Francesco legge una quantità di libri, contemporaneamente e a velocità incredibile. Io mi occupo della documentazione iconografica.

Francesco | Il soggetto è frutto di un lavoro comune. Abbozziamo le scene discutendole insieme. Poi io le definisco e scrivo i dialoghi. A volte funzionano subito. Altre volte Barbara, pensando alla regia, chiede delle modifiche. Quindi è un passaggio continuo di carta da una scrivania all’altra. Una volta arrivati alla versione definitiva, ricopio in bella – sempre rigorosamente a matita e su fogli volanti. A questo punto Barbara si occupa della regia delle scene e della realizzazione delle tavole. A volte sono io a non essere convinto di qualche passaggio grafico e quindi tocca a lei modificare…

Barbara | Questa continuo confronto è un valore aggiunto molto importante, che un autore che lavora da solo non ha.  Lui dice che è sempre una sorpresa questo processo di materializzazione delle scene, che dà a quello che lui aveva scritto una corporeità. Ogni tanto mi accusa di aver  aver modificato le battute di questo o quel personaggio. Di solito è vero, ma io nego.

Cosa vi piacerebbe trasmettere al lettore?

Barbara | Emozione, pensiero e anche solo un decimo della tensione erotica che trasuda da Novecento o da “Il conformista” di Bertolucci – tra l’altro nel fumetto è nascosto un piccolo tributo proprio a quel film.

Questo libro è per chi vuole… 

Francesco | Beh, per chi ama immergersi nelle storie, visto che sono 300 tavole e passa (ma un fumetto si legge più velocemente di un libro di narrativa!), lasciandosi coinvolgere dai personaggi, senza aver paura di conoscerli a fondo, vederli cambiare, sbagliare e riprovare, confrontandosi con le due cose più importanti di cui parlano tutti i racconti del mondo: l’amore e la morte.