Silvia Vecchini è autrice di albi illustrati e romanzi per ragazzi, poesie, rubriche per riviste e fumetti. Progetta percorsi per le scuole, incontra bambini e ragazzi in biblioteca e nelle librerie per letture e laboratori di scrittura.

Sualzo è autore di fumetti e disegnatore, collabora con numerose case editrici italiane e straniere.
Insieme realizzano fumetti che riempiono il cuore.


 

 

Quando siete entrati in una classe a parlare di fumetto per la prima volta?

Abbiamo iniziato a incontrare i bambini della scuola primaria circa quindici anni fa, con le nostre prime storie illustrate… Non erano fumetti ma Sualzo utilizzava il fumetto per interagire con loro, evidenziare passaggi delle storie o far parlare i personaggi. Si trattava di disegnare su una lavagna a fogli o sulla lavagna della classe mentre io raccontavo.

                             Fiato sospeso       

In seguito, dopo la pubblicazione di Fiato sospeso per Tunué, sempre di più abbiamo incontrato i bambini per parlare di fumetto o disegnare con loro. Mentre sapevamo che il fumetto avrebbe di certo catturato l’attenzione dei bambini e messo in moto il loro desiderio di provare, raccontare, inventare, per quanto riguarda gli adulti, i docenti, l’accoglienza non era scontata e l’interesse è cresciuto in modo graduale. Diciamo che li abbiamo conquistati uno alla volta. Ricordiamo però la prima volta tutta dedicata al fumetto. Non eravamo in classe ma alla Fiera Più libri più liberi e avevamo una bella mostra dedicata al nostro libro. Erano previsti diversi laboratori per bambini e i bambini sono arrivati. Tanti. Avevamo preparato diverse attività: una visita guidata, un diorama da costruire, momenti di disegno.

 

Qual è il ricordo che vi portate dentro da quell’esperienza?

Quell’occasione ci ha mostrato la grande opportunità che avevamo nel presentare un linguaggio espressivo ai bambini e quanta attenzione dovevamo dedicare a questo incontro per il fatto che per molti poteva essere il “primo” incontro con il fumetto.

                

 

È successo qualcosa che non vi aspettavate, qualcosa che vi ha sorpreso?

Ci siamo infatti stupiti nel constatare che i bambini lettori di fumetto erano pochissimi, considerato il fatto che si trattava dell’utenza di una fiera dedicata ai libri. Questo ci ha insegnato a non dare per scontato nulla e, quando abbiamo iniziato ad entrare a scuola con progetti sul fumetto o per gli incontri con l’autore che ruotavano sui nostri libri a fumetti, ci è stato molto utile. L’idea insomma, era di non sprecare nessun incontro e fare un buon lavoro perché chi non conosceva ancora il fumetto potesse entrare in contatto con tutte le sue potenzialità.

La cosa che più ci ha sorpreso è stata la capacità di lettura che avevano i bambini e anche i ragazzi. Ricordiamo ad esempio il bel progetto/concorso del Festival di Pordenonelegge “Caro autore ti scrivo” al quale avevano partecipato tantissimi lettori. Il concorso prevedeva che, dopo aver letto il nostro fumetto, i ragazzi scrivessero una lettera agli autori in cui esprimevano le loro considerazioni, il loro giudizio ma soprattutto raccontavano la loro esperienza di lettura. Avemmo la possibilità di leggere le lettere (centinaia!) e di premiare i tre vincitori. Rimanemmo molto colpiti dalla capacità di analisi e dai contributi personali di tutti, molto diversi tra loro. I nostri fumetti lasciano uno spazio al lettore, alla sua interpretazione ed era stato interessantissimo conoscere questa parte della lettura che spesso rimane nascosta a noi autori. Portarla alla luce è stata un’operazione interessante. Spesso non è contemplata quando si parla di fumetti, mentre è data per scontata quando i bambini e i ragazzi leggono un’opera di narrativa.

Un’altra cosa che ci ha stupiti nei primi incontri sul fumetto alla primaria è stato il fatto che anche bambini così piccoli potevano avere dei “blocchi” nel disegno e una libertà espressiva condizionata, come se non praticassero il disegno come momento di gioco, di piacere, libero. In questi casi spesso, la nostra prima preoccupazione è di mettere i bambini a proprio agio e di utilizzare il fumetto come attivatore di idee, esperienza di gioco e gratificante per il piacere in sé di inventare e comunicare.

 

Il titolo di questa rubrica “Una vignetta alla volta” nasce proprio da quella voglia di cui parlavate sopra, quella di conquistare l’interesse, la curiosità e la passione degli adulti, ma soprattutto dei bambini per il fumetto. In questo senso, trovate che le cose siano cambiate nel mondo dell’editoria a fumetti per l’infanzia da quel primo incontro a oggi?

Sì, pensiamo che le cose siano cambiate e stiano ancora cambiando. C’è un rinnovato interesse da parte degli editori nel proporre storie nuove e originali destinate ai bambini, nuovi autori trovano uno spazio che fino a qualche anno fa era molto più esiguo, occupato per lo più da licenze acquistate all’estero. Il fumetto per bambini, entrato nel circuito editoriale del libro illustrato, ha trovato nuovi editori (non necessariamente editori “puri” di fumetti) e nuovo pubblico.
               

Come è successo per la piccola rivoluzione del “graphic novel” è uscito dal circuito degli appassionati del medium e sta conquistando lettori nello spazio ampio della libreria di varia. Il bambino e la bambina che legge fumetti è sempre più un bambino e una bambina che legge di tutto e quindi anche i fumetti. La nostra speranza e fiducia è che diventerà prima un ragazzo e una ragazza e poi una persona adulta che legge indifferentemente fumetti e romanzi senza pensare troppo alla loro distinzione.

C’è un esercizio particolare, che proponete durante i vostri incontri, per far scoprire le proprie potenzialità espressive nel fumetto?  

Ce n’è uno molto semplice: diamo la vignetta di partenza e l’ultima di arrivo. Le due vignette sono l’inizio e la fine di una situazione molto ordinaria. Chiediamo ai bambini che cosa succede nel mezzo e ci mettiamo a completare la storia. Ognuno va per i fatti suoi per una pagina. Quando condividiamo gli schizzi è molto divertente. Da quelle poche vignette si capisce subito tutto quanto: il temperamento, le letture, il gusto di raccontare, la visione delle cose…

Quel piccolo tratto di strada può essere percorso con passo diverso e infatti ecco l’intimista, il realista, l’ironico, il fantascientifico, il cinico, il supereroistico! Nel fumetto c’è spazio per tutti.

 

Una cosa che vi dite sempre prima di iniziare un incontro/laboratorio?

Questa volta devono poter disegnare di più, dobbiamo lasciare più tempo! E basta gomme per cancellare!

E alla fine?

La prossima volta gli insegnanti non devono girare per i banchi come elicotteri. Se vogliono partecipare, devono sedersi e disegnare con noi.

Tre titoli (anche tre a testa se volete) che consigliereste per far innamorare bambine e bambini dei fumetti…

La serie di Ariol;
Pico Bogue. Io e la vita;
La Stefi di Grazia Nidasio;
Smile di Raina Telgemeier;
Hilda di Luke Pearson;
Tutti possono fare fumetti di Gud.

Per la rubrica Una vignetta alla voltaGud dialoga con i professionisti del settore su fumetto e didattica. Scopri  dipiù: