Liliana Cupido è insegnante di scuola primaria e curatrice insieme a Edo Chieregato di Canicola, associazione culturale e casa editrice che promuove la cultura del fumetto attraverso un progetto editoriale, la promozione di giovani autrici e autori, esposizioni, workshop, e percorsi di pedagogia del visivo.





 

Ciao Liliana, quando sei entrata in una classe per parlare di fumetto per la prima volta? 

Il mio primo laboratorio di fumetto risale al 2005 ed è legato a Italo Calvino. Facevo parte dell’associazione culturale Hamelin, e in occasione del trentennale della morte dello scrittore abbiamo proposto dei laboratori rivolti a bambine e bambini della scuola primaria che partissero da alcuni racconti di Ti con zero per arrivare a una loro rielaborazione a fumetti dopo un percorso di alfabetizzazione al linguaggio. Una sperimentazione in tutti i sensi, con la messa alla prova di una metodologia che poi ho portato avanti negli anni, variandola e arricchendola di nuovi spunti all’interno di Canicola bambini insieme a Roberta Colombo che cura insieme a me la parte pedagogica dell’associazione.



Qual è il ricordo che ti porti dentro da quell’esperienza?

Il coinvolgimento emotivo dei partecipanti è stato decisamente superiore alle mie aspettative, e le riflessioni spontanee sul fumetto generate nei momenti di brainstorming durante l’alfabetizzazione mi hanno regalato un’adrenalina tale da proseguire in questa direzione fino a ora. Dal 2016 il mio percorso ha avuto un cambiamento determinante: la creazione di una nuova collana per l’infanzia all’interno del catalogo di Canicola e le attività pedagogiche parallele attorno alle pubblicazioni. Queste hanno alimentato il generarsi di idee ed esperienze nuove e in continua crescita rispetto allo scambio con autrici e autori sulla materia dei racconti e ai nodi delle storie su cui riflettere.

 

È successo qualcosa che non ti aspettavi, qualcosa che ti ha sorpreso?

La grande ricchezza di scambio con i partecipanti. Un confronto intenso sia sul piano della narrazione, rispetto ai frammenti di storie che avevo presentato, sia sul piano delle specificità del linguaggio e dei meccanismi di lettura del fumetto. E poi la restituzione di bambine e bambini durante le discussioni e il loro “far proprio” i suoi codici nella creazione dei racconti a fumetti mi ha spiazzata. Immagina la visionarietà dei testi di Calvino unita alla potenza del disegno infantile… un connubio sorprendente!

 

Da editrice, in un fumetto per l’infanzia, quali sono gli elementi a cui presti maggiore attenzione, quali quelli su cui cerchi di lavorare con le autrici e gli autori?

Con Canicola bambini guardiamo i libri da dentro e da fuori: ne seguiamo l’ideazione e lo sviluppo narrativo, la struttura grafica, l’impatto visivo, l’intreccio di immagini e testo, e contemporaneamente li pensiamo raccontati, immaginiamo la loro vita durante i laboratori e ci chiediamo quali possano essere gli spunti di riflessione con bambine e bambini sul piano estetico e su quello della storia. Detto ciò, il punto di partenza per noi è sempre l’autrice/l’autore con cui lavoriamo, il suo stile, la sua poetica. Sia quando il progetto nasce da una loro idea, sia quando siamo noi a proporre loro una chiave d’ingresso, è come se immaginassimo una sostanza a cui solo quell’autrice o quell’autore potrebbe dare una forma. La scelta di affidare un progetto ai loro segni e al loro punto di vista sul mondo è già una dichiarazione di intenti, e il confronto aperto durante la lavorazione mette sempre al centro quello che per loro dovrebbe essere il “cuore” del racconto. Cerchiamo di lavorare sulla valorizzazione della loro espressione artistica, incentivando uno sguardo verso l’infanzia lontano da qualsiasi stereotipo e legato piuttosto all’infanzia che hanno vissuto.

      

Secondo la tua opinione in cosa possiamo migliorare per aumentare la diffusione del fumetto nelle fasce d’età della scuola primaria?

Il fumetto per l’infanzia non ha una vita facile in Italia, lo sappiamo bene. Gran parte delle librerie non ha chiaro dove vadano collocati questi “ibridi”: insieme agli albi illustrati? Accanto ai fumetti per adulti? Non godere di una collocazione chiara è già un segnale di quanto il fumetto per le fasce di età più piccole debba lottare ancora per autoaffermarsi, e questo è ancora più paradossale considerando la sua storia e la tradizione da cui proviene. Per contribuire a diffondere il fumetto bisognerebbe farlo amare, quindi conoscerlo e farlo conoscere leggendolo di più, anzi leggendolo bene. “Frequentare” il fumetto a scuola sarebbe di per sé la cosa più naturale come di fatto lo è l’approccio ad altri linguaggi, diventa invece un’arma a doppio taglio nel momento in cui lo si tratta solo come strumento didattico di facilitazione alle diverse discipline. Molto banalmente, se le/gli insegnanti leggessero più fumetto avremmo maestre e maestri appassionati che, magari, potrebbero trasmettere il piacere di leggere dei bei libri a fumetti tanto quanto dei buoni romanzi o albi illustrati.

Tre titoli a fumetti per bambine e bambini delle elementari?

Piccolo vampiro di Joann Sfar (Logos) perché parla di morte e di vita con un’ironia e un acume rari e perché riesce a suscitare emozioni contrastanti ogni giro pagina; e poi te ne dico tre che occupano la stessa poltrona: Anna e Froga di Anouk Ricard (Bao Publishing) insieme ad Ariol di Guibert e Boutavant (Becco giallo) e La festa di Sergio Ruzzier (Topipittori) per la capacità che hanno di penetrare il quotidiano e le piccole cose con sguardo laterale e bizzarro; A cena dalla regina di Rutu Modan (Giuntina) perché ribalta la realtà continuamente; e poi il tuo Timothy Top (Tunuè), in particolare il primo volume, per l’uso articolato del linguaggio e perché la storia sa appassionare bambine e bambini di età diverse. Ho decisamente sforato, ma è già stata dura così!

 

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