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“Col fumetto posso fare di tutto, perché non è un’arte minore. E perché se l’arte è comunicazione, cosa c’è di più comunicativo del fumetto?”

Hugo Pratt – Fumettista italiano

Che cos’è il fumetto? È questa la domanda che si pone Andrea Tosti autore del libro Graphic novel. Storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto fra parola e immagine.

Una domanda apparentemente semplice ma a cui è molto difficile dare una risposta univoca e definitiva. Si tratta di un genere della letteratura? Di un nuovo tipo di pittura-racconto? Di una deriva dell’illustrazione e delle arti grafiche? Oppure è una forma comunicativa autonoma?

Ogni volta che si afferma «il fumetto è questo» il fumetto stesso dimostra di essere, almeno, anche qualcosa d’altro. È un medium che vive di contraddizioni e che trae gran parte del proprio fascino proprio dalla refrattarietà alle etichette. Quello che è certo è che il fumetto è stato a lungo considerato, e in parte lo è ancora oggi, un’arte o un «linguaggio» minore.

Il graphic novel: la definizione

Andrea Tosti spiega come il fumetto non gode tutt’oggi di una definizione univoca che lo comprenda e lo identifichi, almeno non una pienamente soddisfacente. I nomi che vengono utilizzati per definire il fumetto, infatti, variano da paese a paese e, all’interno della stessa area geografica o linguistica, da periodo storico a periodo storico o, addirittura, da decennio a decennio.

Complicato anche definire il concetto di graphic novel. La parola graphic può indicare molte cose legate alla rappresentazione visiva, disegnata o meno, ma anche in senso figurato, un qualcosa di crudo di esplicito e quindi, per estensione, può essere utilizzato per descrivere immagini forti e perturbanti.

La parola novel, d’altro canto, si può tradurre in italiano come “romanzo”, e anche qui può essere fuorviante la sua interpretazione. Utilizzando la parola “romanzo” infatti, sembra che si voglia creare uno spartiacque tra due categorie distinguibili con le classificazioni alto/basso, colto/incolto, impegnato/leggero, ignorando completamente che, con il termine “romanzo”, oggigiorno, si intende una moltitudine di tipi di racconto che abbracciano completamente questi distinguo, muovendosi tra i diversi generi.

Quello che è certo è che oggi il graphic novel è sia un formato editoriale, una categoria merceologica, una nuova forma del fumetto, un’evoluzione del fumetto, uno dei generi del fumetto e/o un sottogenere letterario.

È solo grazie ai graphic novel che il fumetto ha potuto raggiungere un pubblico diverso, che forse nutriva ancora dei pregiudizi verso questo medium. Non solo. Grazie all’utilizzo di questa nuova terminologia il fumetto è potuto entrare nelle librerie, soprattutto grazie alla forma-libro, nelle biblioteche, nei musei, nei programmi didattici di scuole e università, venendo percepito non più solo come prodotto di consumo atto all’intrattenimento, ma come legittimato attore della scena culturale.

Il graphic novel: la nascita

Siamo nel 1964 quando per la prima volta il termine graphic novel viene utilizzato da Richard Kyle, editore, critico e storico del fumetto, in un articolo intitolato The future of comics, per indicare un certo tipo di fumetti europei sofisticati, dotati non solo di un contenuto visivo, ma anche di un contenuto forte e impegnativo. È allora che inizia a svilupparsi una nuova forma narrativa in cui le storie a fumetti assumono la struttura del romanzo, sono autoconclusive e caratterizzate da un intreccio sviluppato.

La locuzione è divenuta nota ai più solo dal 1978, con la pubblicazione del libro a fumetti di Will Eisner A contract with God and other tenement stories, presentato con tale etichetta editoriale per distinguerlo dall’albo mensile con storie di supereroi per adolescenti.

Secondo Luca Raffaelli, giornalista, esperto di fumetti, in Italia possiamo fare risalire la nascita dei graphic novel o libri a fumetto, alle opere di Guido Buzzelli, La rivolta dei racchi, pubblicato nel 1966 e di Hugo Pratt, Una ballata del mare salato, pubblicato nel 1967.

Molto si è detto sui graphic novel: che non si possono considerare dei veri fumetti, che sono solo un’etichetta commerciale e ancora che i libri a fumetto non contano come “lettura vera e propria”.

Nulla di più sbagliato. Il fumetto, e di conseguenza il graphic novel, può e deve venire visto come una grande opportunità per introdurre alla lettura fin dalla tenera età, nonché per avvicinare anche i lettori più deboli al mondo della letteratura.

Tre ragioni per incoraggiare i bambini a leggere i graphic novel

Esistono almeno tre eccellenti ragioni per incoraggiare i bambini e i ragazzi a leggere i graphic novel.

1. I graphic novel sono pieni di testo. Certo, hanno disegni, illustrazioni e a volte anche foto, ma hanno anche un testo che i lettori devono effettivamente decodificare, analizzare e comprendere. Con i romanzi a fumetto, i bambini devono ancora seguire le trame e lo sviluppo dei personaggi. Devono capire la causa e l’effetto, e devono imparare la prospettiva. Tutte queste cose miglioreranno la loro comprensione della lettura.

2. I graphic novel sono coinvolgenti. Spesso, soprattutto per i lettori riluttanti, i graphic novel aggiungono il supporto extra di cui i ragazzi hanno bisogno per aiutarli attraverso un testo. Tendono a essere particolarmente accattivanti per i bambini e la combinazione di testo e immagini fornisce il contesto per storie che altrimenti potrebbero non comprendere completamente.

3. I graphic novel sono materiale di lettura di alta qualità. Proprio come i romanzi tradizionali, i romanzi a fumetto hanno trame, personaggi e conflitti eccitanti e complessi. Le trame hanno colpi di scena. I personaggi sono sviluppati e dinamici. I conflitti sono presentati, srotolati e risolti come in altri testi. L’unica differenza è che i graphic novel hanno più immagini a sostegno dello sviluppo.

Lo stesso Gene Luen Yang, ambasciatore della letteratura per ragazzi, noché autore di Avatar – La promessa e di Dragon Hoops, editi dalla Tunué, fin dall’inizio della sua carriera di insegnante si è prodigato per introdurre i fumetti nelle scuole, sostenendo con foga e fervore il loro potenziale educativo in quanto strumenti eccellenti per lo sviluppo dei giovani. Gli studenti traggono vantaggio dai fumetti proprio grazie alla loro componente visiva che facilita nell’apprendimento dei concetti, ma non solo. Sono motivanti, permanenti e popolari: incoraggiano quindi l’alfabetizzazione mediatica, sviluppano la capacità di valutare con sguardo critico il contenuto dei media, la loro qualità e l’accuratezza.

Una storia è una storia

Utilizzando le parole di Gino Frezza, professore di Sociologia dei processi culturali nell’Università di Salerno, i graphic novel sono: «Storie appunto grafiche, che hanno il respiro del grande racconto, dell’affresco ambizioso, dell’opera narrativamente compiuta».

I graphic novel sono storie che educano e che introducono i più piccoli nel magico mondo della lettura. Storie che insegnano e spalancono universi sconfinati e sconosciuti. Storie adatte ai ragazzi, utili sia per avvicinarli alla lettura che per legarli in maniera indissolubile perché, in fondo, una storia è una storia!

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