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Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

La perdita è un argomento molto delicato anche per gli adulti ma, quando ci troviamo di fronte al doverlo spiegare a dei bambini, molto spesso ci mancano le parole. In questi casi la narrazione è un aiuto prezioso. Le immagini, i disegni, molto più che le parole stesse, hanno un impatto profondo nella mente dei più piccoli e, insieme a un racconto, hanno la capacità di fargli comprendere il significato dietro la perdita di una persona cara e aiutarlo ad affrontare i sentimenti che essa porta con sé.

Ci sono due graphic che la Tunué, nella collana Tipitondi dedica a questo argomento, ovvero Momo e l’Uomo Montagna. Due cammini di formazione, due viaggi, talvolta contornati di magia, altre volte raffiguranti sprazzi di vita reale, ma tutte e due, incentrati sull’infanzia e sulla crescita, sull’importanza dell’amicizia e della vicinanza con le persone care.

Momo di Jonathan Garnier e Rony Hotin

Momo è una bambina di cinque anni che vive con la nonna in un piccolo villaggio portuale della Normandia. Il padre è marinaio d’altura obbligato dal lavoro a passare lunghi periodi in mare in un porto molto distante dal paese. Per questo motivo Momo, che sente la mancanza del padre, qualche volta va sul ponte per riuscire a vedere la barca del genitore. Alla morte della nonna il pescivendolo del paese, amico del padre di Momo, si rifiuta di affidare la piccola ai servizi sociali e si offre di ospitarla a casa sua fino al ritorno del padre. Questa esperienza porterà la piccola a misurarsi con il mondo esterno, a trovare nuovi amici e con loro, iniziare una piccola avventura che la aiuterà a crescere e a superare il dolore.

Momo è un libro di formazione, ma anche di riscoperta dell’infanzia, di quel tempo spensierato in cui l’unica cosa veramente importante era il tempo speso con gli amici, le scoperte e le piccole sciocchezze dietro le quali si nascondeva un’immensa felicità. Momo ci insegna come le persone amate non vanno mai via veramente, ma vivono dentro di noi, nel nostro cuore, nei nostri ricordi ma, soprattutto, che non siamo mai soli. E Momo imparerà ben presto quanto l’amicizia sia un bene prezioso nei momenti di difficoltà e di tristezza. Perché ci sono delle cose che non si possono raggiungere da soli, ma contando sull’aiuto degli altri.

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Quando la storia ebbe inizio

Jonathan Garnier Rony Hotin riescono a trasmettere al lettore una vastissima gamma di emozioni, riportandolo indietro alla sua infanzia, attraverso splendidi disegni e scorci di paesaggi dipinti con meravigliosi colori acquarellati.

L’uomo Montagna di Gauthier e Fléchais

L’Uomo Montagna parla del legame indissolubile tra nonno e nipote. La storia inizia con un nonno che si sta preparando a partire per il suo ultimo viaggio, ma delle grandi montagne che gli sono cresciute sulle spalle gli rendono impossibile spostarsi. Il suo nipotino vorrebbe accompagnarlo, ma è troppo piccolo per aiutarlo a portare quel peso. Coglierà quindi l’occasione per mettersi in viaggio per la prima volta senza il nonno, alla ricerca di un vento potentissimo col quale potrà smuovere una volta per tutte quelle mastodontiche montagne.

Il vento soffiò e il bambino si levò in volo. Si sentiva così leggero, ma così leggero che fu certo che anche suo nonno si sarebbe sentito leggero quando sarebbe stato portato dal vento. Le sue montagne sarebbero state come nuvole, e sarebbe stato felice. Cavalcioni sul vento, il bambino pensò ancora una volta che il re degli stambecchi aveva ragione. Stava condividendo il suo viaggio di ritorno con il vento, ma restava pur sempre il suo viaggio.”

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Il bambino e il nonno

Il bambino parte, forte della promessa del nonno di aspettarlo, perché, come gli dice: «il mio viaggio più bello sei tu».

Ne L’Uomo Montagna vi è un gioco di contrapposizioni sottili e delicate. Il bambino e il nonno, la vita e la morte, l’inizio e la fine che non è mai una fine perché quando ce ne andiamo, lasciamo sempre un pezzo di noi in questa vita, le nostre radici, ciò che ci ha reso quel che siamo e che ci aiuta a superare quel senso di spaesamento, che ci opprime dopo la perdita di una persona cara: perché lei vivrà sempre dentro di noi e in coloro che ci vogliono bene. Ed è questa la lezione di vita che imparerà il nostro protagonista. Non è mai solo e non sarà mai solo.

L’Uomo Montagna è un viaggio di formazione e di conquista. Un viaggio magico e una commovente metafora sugli ultimi anni della vita, scritta in punta di poesia da Séverine Gauthier e disegnata con gli emozionanti e delicati acquerelli di Amélie Fléchais.