LE OLIMPIADI TUNUÉ

IL PROGRAMMA IN DIRETTA

Dal 23 luglio si terranno a Tokyo i giochi della XXXII Olimpiade rimandati di un anno a causa dell’emergenza sanitaria. La Tunué propone un programma di live per vedere, commentare, approfondire le Olimpiadi e lo sport attraverso Anime e Manga, come suggerisce il saggio appena uscito “Anime e sport” di Fabio Bartoli. Si inizia proprio il 23 luglio con il commento della cerimonia di apertura dei giochi per poi proseguire con altri 7 appuntamenti on line sul canale Twitch della Tunué condotti da Fabio Bartoli, giornalisti, esperti, blogger e appassionati di cultura giapponese.

 

  • 23 luglio ore 13:00: cerimonia di apertura
  • 25 luglio ore 21:00: sport individuali 1: judo, ciclismo
  • 27 luglio ore 21:00: sport individuali 2: tennis, pugilato
  • 29 luglio ore 21:00: sport di prestazione: atletica, nuoto
  • 1 agosto ore 21:00: sport con giudizio: artistica e ritmica
  • 3 agosto ore 21:00: sport di squadra 1: basket, baseball
  • 6 agosto ore 21:00: sport di squadra 2: pallavolo, calcio
  • 8 agosto ore 13:00: cerimonia di chiusura

ANIME, MANGA E OLIMPIADI

Di Fabio Bartoli

Vi è un rapporto particolare tra Olimpiadi e anime (i disegni animati giapponesi per la televisione), che si stabilisce fin dalla loro pressoché simultanea comparsa nell’Arcipelago. Dopo la rinuncia alla prima edizione dei Giochi assegnatele, quella del 1940, la città di Tokyo ospita la sua prima edizione nel 1964, solo un anno dopo l’arrivo sugli schermi nipponici di Tetsuwan Atom, da noi conosciuto come Astroboy, il primo anime a tutti gli effetti, partorito dalla geniale mente di Osamu Tezuka. La serie va avanti fino al 1966 ed è quindi letteralmente attraversata dalle prime Olimpiadi di Tokyo, che omaggia nell’episodio 82, in cui vediamo il protagonista Atom partecipare ai «Giochi robotici».

Il Giappone fece un’ottima figura nella kermesse casalinga, classificandosi al terzo posto nel medagliere generale. Tra le medaglie conquistate, un valore particolare fu quello assunto dall’oro di cui si fregiò la nazionale di pallavolo femminile, le cui giocatrici sono passate alla storia come Tōyō no Majo, ‘streghe d’Oriente’. Quella squadra, allenata dal celebre allenatore-demoneHirofumi Daimatsu, simbolo di abnegazione, perseveranza e dedizione totale a un obiettivo, ha assunto un posto privilegiato nell’immaginario collettivo nipponico poiché incarnava alcuni valori estremamente radicati nell’etica di tale popolo. Un immaginario che si ritrova pienamente in uno dei primi grandi anime di genere sportivo, noto in Giappone come spokon (termine scaturito dalla crasi delle parole supōtsu, ‘sport’, e konjō, ‘tenacia‘): Attack No° 1, del 1969, noto in Italia come Mimì e le ragazze della pallavolo. Ancora oggi nelle menti degli spettatori non più giovanissimi sono impressi gli allenamenti in cui la protagonista Kozue, nell’adattamento italiano appunto Mimì, migliora la ricezione con le catene ai polsi, fino al sanguinamento. Esempio, questo, della tenacia sportiva che contraddistingue la prima fase degli anime spokon, che si conclude idealmente con l’edizione delle Olimpiadi di Monaco 1972, verso cui Kozue guarda dopo essere diventata campionessa del mondo (celebre la sua immagine sul cui sfondo si staglia il tripode olimpico nella videosigla iniziale).  In occasione delle Olimpiadi tedesche viene realizzato l’anime Munchen e no Michi, stavolta dedicato alla pallavolo maschile, che non godrà della stessa fortuna di Attack No° 1 ma che fortuna la porterà alla nazionale maschile in carne e ossa, che in quella edizione si fregerà del suo unico oro. In vista della successiva edizione di Montreal 1976 Chikako Urano, autrice proprio del manga Attack No° 1, ne realizza il seguito, Shin Attack No° 1 (shin in giapponese significa ‘nuovo’), ugualmente di buon auspicio, visto che la nazionale femminile conquisterà in quell’edizione il suo ultimo oro.

Nella finzione dell’anime del 1984 Attacker Yū!, in Italia noto come Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo, in quella compagine militava Kanako Tajima (nell’adattamento italiano il suo nome di battesimo diventa Kyushi), madre della giovane e scapestrata protagonista, le cui avventure si concludono in vista dei Giochi di Seul del 1988. La videosigla iniziale termina con alle spalle di Yū Hazuki, in Italia nota appunto come Mila, non il tripode ma la medaglia olimpica, che nella realtà non verrà centrata per un soffio (la nazionale femminile si classificherà quarta). Già, le Olimpiadi di Seul 1988. I secondi Giochi asiatici generarono un forte hype nel paese del Sol Levante, che si apprestava a un’edizione che si sarebbe svolta praticamente alle porte di casa con maggiore consapevolezza dell’importanza rivestita dal più grande palcoscenico sportivo del mondo: Tokyo 1964 sancì il decollo economico del Giappone, che partecipava a Seul 1988 con uno status da superpotenza economica, pronta a primeggiare anche nell’agone sportivo. Un altro anime che risente di questa attesa è Hikari no densetsu, del 1986, in Italia noto come Hilary. Qui la protagonista si allena proprio in vista dei Giochi sudcoreani, a cui non giunge nell’anime a causa del brusco finale anticipato, a differenza di quanto accade nel manga, in cui prende coscienza proprio sulla pedana a cinque cerchi di essere innamorata di Mao Natsukawa (Federico nell’adattamento italiano), vecchio amico che compone le musiche dei suoi esercizi.

L’onda lunga di Seul 1988 si propaga fino a Barcellona 1992: gli episodi dell’anime Yawara!, in Italia parzialmente adattato come Jenny, la ragazza del judo, si concludono infatti con il countdown verso i Giochi spagnoli, ai quali infine si qualifica la protagonista. Tratto dal manga eponimo del maestro Naoki Urasawa, Yawara! contiene diversi riferimenti al judo, a partire dal nome della protagonista, Yawara Inokuma: yawara è infatti un’arma usata nelle arti marziali mentre Inokuma è lo stesso cognome del judoka Isao, medaglia d’oro proprio a Tokyo 1964. Il manga e l’anime divennero così popolari che la judoka giapponese Ryoko Tamura-Tani, autentica leggenda del tatami, durante i Giochi del 1992 venne soprannominata proprio Yawara-chan!

Si arriva così a Sidney 2000, edizione in vista della quale in Ganbarist! Shun il protagonista Shun Fujimaki si prepara fin dal suo ingresso nel club di ginnastica artistica del liceo Heisei. Il coefficiente olimpionico di questo anime è altissimo: innanzitutto il manga da cui è tratto, Ganba! Fly High è stato scritto Shinji Morisue, vincitore di un oro, un argento e un bronzo a Los Angeles 1984; il nome del protagonista è un evidente omaggio al ginnasta Shun Fujimoto, che nel concorso a squadre a Montreal 1976 permise al Giappone di conquistare la medaglia d’oro portando a termine gli esercizi al cavallo e agli anelli nonostante un ginocchio infortunato; l’allenatore del protagonista, Sergej Andrianov è chiaramente ispirato a un’altra leggenda della pedana, il ginnasta sovietico Nikolaj Andrianov. Grande fan del manga si è dichiarato Kōhei Uchimura, vincitore di tre ori e quattro argenti alle Olimpiadi (e ancora in attività), la cui versione disegnata nel manga del 2018 The Showman, realizzato dal disegnatore di Ganba! Fly High, Hiroyuki Kikuta, si prodiga di perlustrare il Giappone alla ricerca di nuovi talenti in vista della seconda edizione delle Olimpiadi estive ospitata dal paese, Tokyo 2020.

Si giunge così appunto alle incombenti Olimpiadi di Tokyo 2020, le prime nella storia a essere rinviate di un anno a causa della pandemia di Covid-19. Le incertezze dovute all’emergenza sanitaria, che hanno portato alla decisione di disputare le gare a porte chiuse, hanno spento l’iniziale hype e l’attività promozionale del Comitato olimpico e del governo giapponesi. Per comprendere quanto in questa sede si sia fatto ricorso al mondo di manga e anime è quindi necessario rivolgersi al periodo che ha preceduto lo scoppio della pandemia e la decisione di posticipare di un anno i Giochi. Già nella cerimonia di chiusura dei Rio de Janeiro 2016 l’allora premier Shinzo Abe si era presentato al Maracanã indossando i panni di Super Mario, annunciato da un video promozionale in cui comparivano anche altre icone della cultura pop nipponica come Doraemon, Hello Kitty  e Tsubasa Ozora e Taro Misaki, più noti in Italia come Oliver Hutton e Tom Becker. I due personaggi appartengono alla serie Captain Tsubasa, originariamente andata in onda in Italia come Holly e Benji, due fuoriclasse, a cui l’Adidas ha dedicato il pallone con cui si svolgerà il torneo calcistico. Un ruolo importante è anche quello giocato da Haikyuu!!, manga e anime sulla pallavolo, sponsor della nazionale maschile di casa. Al di là del genere spokon, va menzionato il fatto di aver mandato in orbita con il satellite Tokyo 2020 G-SATELLITE un modellino di Gundam e uno di Zaku, entrambi mecha del cosmo narrativo di Gundam, e di aver scelto come alfieri del merchandising tanti personaggi di manga e anime come Goku di Dragon Ball, Naruto, Rufy di One Piece, Sailor Moon, il gatto Jibanyan di Yo-Kai Watch, le Pretty Cure, Shin-Chan e ovviamente sempre lui, Tetsuwan Atom. E al momento della stesura di questo articolo non abbiamo ancora assistito alle cerimonie di apertura e chiusura. Da segnalare sul versante delle Paralimpiadi il progetto del network televisivo nazionale NHK Animation x Paralympic: Who Is Your Hero?, in cui alcuni maestri dell’animazione nipponica sono stati invitati a riflettere sullo sport con disabilità attraverso cortometraggi della durata di cinque minuti, impreziositi dalle musiche di star della musica pop. 

Con l’auspicio che i prossimi Giochi non rimangano nella memoria collettiva come quelli del Covid e degli spalti silenziosi, non resta altro da fare che restare a vedere quale impulso daranno all’animazione che verrà, di genere sportivo e non. 

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