Open day scuole di fumetto: tutti i consigli e segreti dalle migliori scuole di fumetti per i futuri fumettisti. L’intervista a Max Giovagnoli, Coordinatore Arti Visive IED, la scuola internazionale di Design, Moda, Arti Visive, Comunicazione e Arte di  Roma. 

Intervista a Max Giovagnoli

 

Perché iscriversi a una scuola come la sua?

La scuola di Arti Visive dello IED di Roma è una scatola magica in cui Illustratori e Fotografi, Grafici ed esperti di New Media, Filmmaker e Sound Designer insieme a esperti di 3D collaborano insieme in progetti condivisi simulando il lavoro in factory, agenzie e studi in cui artisti e tecnici si coordinano costantemente. Alla didattica normale si somma questa sorta di palestra continua con le aziende, le istituzioni e i docenti.

Quali sono le caratteristiche che distinguono la vostra offerta didattica?

La verticalità di ogni corso. La creazione di un book/portfolio/reel di lavori già durante il triennio. Il confronto con committenti reali. L’interdisciplinarietà tra scuole e sedi sparse in Italia, Spagna e Brasile. L’attenzione e la cura prestata alla ricerca e allo sviluppo dello stile e dell’approccio individuale di ogni studente.

Come vengono messi in contatti gli studenti con il mondo lavorativo?

Abbiamo un ufficio Progetti Speciali dedicato alle collaborazioni con le aziende, un Career Service che si occupa di avviamento al lavoro e organizzazione B2B con le imprese, un programma IED ALUMNI dedicato agli ex studenti dove trovare proposte di lavoro, agevolazioni per aggiornamento professionale, mentorship o info utili per l’autoimprenditorialità e da quest’anno anche IED Virtual Career Fair con oltre 100 realtà partecipanti.

Quanto è importante il portfolio e come deve essere preparato?

Dedichiamo alla creazione del portfolio un’attenzione costante nei 3 anni e un corso specifico nell’ultimo, prima del diploma.

Quale consiglio assolutamente daresti agli studenti?

Di immergersi completamente nel percorso, di dedicare al loro progetto di vita tre anni irripetibili e di prendere dall’Istituto tutto ciò che i docenti, le attrezzature, gli spazi di fruizione e le occasioni di confronto possono garantirgli, che è davvero tantissimo. 

Cosa gli diresti invece di evitare?

Non ci siamo mai posti il problema, francamente. Forse, di non studiare per gli esami e basta.

Quanto è importante condividere la propria arte, promuoversi e farsi un nome sui social, senza paura di mettersi in gioco?

Moltissimo, ma quando si è davvero pronti per farlo. La vita breve dei contenuti online e allo stesso tempo la necessità costante di nuovi artwork da pubblicare richiedono molto tempo e, di conseguenza, la capacità di produrne in tempi stretti senza perdere in qualità.

Gli artisti diplomati sono seguiti anche dopo la fine del corso?

Già risposto nell’altra domanda. Importante però sottolineare che IED non licenzia solo artisti ma forma i professionisti di domani a cui sono stati forniti gli strumenti per declinare con oggettività le richieste del mercato.                 

Com’è cambiato l’insegnamento con la pandemia?

Abbiamo attivato una modalità “blended”, mista di didattica online e in presenza, come altri istituti e università. Ma i corsi migrati online sono stati ripensati nelle modalità. Allo stesso tempo, cosa che ha fatto la differenza, abbiamo permesso agli studenti di accedere in remoto alle macchine dell’Istituto o di collegarsi a virtual machine e render farm per non perdere qualità nei lavori. A ogni dipartimento sono state destinate soluzioni uniche e specifiche.