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Cosa le bambine possono o non possono fare? Chi lo decide?

Tina, Anita e Elena, le tre protagoniste di Qui c’è tutto il mondo di Cristiana Alicata e Filippo Paris, si pongono nelle prime pagine del graphic novel questa domanda.

Una questione che ciclicamente ritorna nelle discussioni pubbliche, quella delle professioni esercitate da donne che nell’immaginario collettivo vengono considerate come prettamente maschili. Cose che tutti pensiamo che le donne non possano fare. Abbiamo pensato, così, di sentire le voci di donne che svolgono attività/professioni attribuite agli uomini.

La prima di queste donne è Annalisa Ceraldi, tecnica delle caldaie.

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Annalisa Ceraldi

1. Come mai la scelta di questo mestiere?

L’amore per mio padre mi ha portato a scegliere questo mestiere. Papà lavorava molte ore, dalla mattina alla sera, così l’unico modo per stargli accanto era questo. Fin da piccola l’ho affiancato, dopo il mio primo diploma ho scelto di stargli accanto per “imparare un mestiere”. Papà con me era molto duro, io per lui dovevo imparare con gli occhi, è stato molto difficile perché papà da me pretendeva il massimo, pretendeva che io sapessi cose che non immaginavo neanche.

2. Come è stato il percorso di formazione? C’erano altre donne? Oggi ci sono molte donne che lo esercitano?

Mi sono diplomata in ragioneria, quindi non capivo molto di elettronica, tante cose per me erano molto difficili, così ho fatto gli esami in un istituto tecnico statale ‘industriale’. Ho fatto la pendolare per tre anni, la mattina alle 7.00 andavo a lavoro finivo alla 17.00, partivo per Anzio e andavo a scuola. Nei primi corsi che ho fatto da caldaista tutti gli uomini erano basiti, era la prima volta per tutti, sia per i colleghi che per i relatori.

3. Il tecnico delle caldaie nell’immaginario collettivo è un mestiere prettamente maschile. Qualcuno te lo ha mai fatto notare? I clienti restano sorpresi nel vedere una donna?

I clienti all’inizio erano molto scettici, non volevano farmi entrare, così dicevo a tutti ”se non risolvo il problema non mi pagate”, dopo qualche anno tutti i clienti quando chiamavano in ufficio chiedevano di me . Un cliente una volta mi ha cacciato, dicendomi che le donne non dovevano lavorare, ma dopo qualche settimana mi richiamò chiedendomi scusa.

4. Ti sei mai sentita discriminata in quanto donna nel tuo lavoro?

Non mi sono mai sentita discriminata, perché ho sempre fatto il mio lavoro con amore e dedizione verso i miei clienti, quello che mi ha insegnato la mia famiglia. La priorità sono per me le persone anziane e i bambini piccoli, quante volte sono arrivata al mare la domenica, mi chiama qualche vecchietto e sono andata a casa sua a risolvere il problema.

5. Spesso ci troviamo di fronte a commenti inappropriati nel momento in cui donne svolgono professioni giudicate “maschili”. Secondo te esiste questa distinzione? Chi o cosa decide cosa le donne possono o non possono fare? Come è possibile superare questa idea?

Spesso partecipo a corsi di formazione e convegni che mi hanno fatto conoscere colleghi in tutta Italia, ho un ottimo rapporto con tutti anche se lontani .

Nessuno può decidere per un’altra persona, ognuno ha una spinta dentro che gli fa fare una cosa piuttosto dell’altra. All’inizio del mio lavoro ero una ragazzina che pesava 43kg, ero uno scricciolo, non avevo abbastanza forza per fare questo mestiere, così delle volte avevo paura di non riuscire. Mio padre, invece, mi ha insegnato che prima della forza c’era l’intelligenza, così mia ha aiutato a ragionare e ad utilizzare le chiavi facendo leva. Da lì mi si è aperto un mondo ed ho sempre fatto tutto da sola. Il pensiero che nessun lavoro sia fatto per un uomo o per una donna verrà superato soltanto dimostrando giorno per giorno le nostre capacità.