Un viaggio dentro “Nonni“ alla ricerca delle ispirazioni
che hanno suggestionato l’autore Tonio Vinci

 

 

Avevo bisogno di una sottolineatura, di evidenziare e legittimare quello che stavo raccontando in Nonni, di dire al lettore che quello che succede nelle pagine di Nonni non solo è vero e succede spesso nella vita di tutti i giorni ma che è sempre stato così. L’anima degli anziani è sempre stata la stessa, la capacità di provare sentimenti non diminuisce con l’età e non è una cosa che ho scoperto io ma fa parte della storia dell’uomo. Questa legittimazione poteva arrivare solo con i grandi autori, dagli scrittori che raccontano il quotidiano e con esso l’eterno. Un esempio è la frase di Benjamin Disraeli, nato nel 1804 che dice “la gioventù è un errore. l’età matura una lotta. la vecchiaia un rimpianto”, sempre da monito ed attualissima oppure Henri Estienne che a metà del 1500 scrisse una citazione che ha l’essenza di Nonni ”se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse”, segno che i sentimenti sono eterni e non finiscono quando diventiamo rugosi.

In Nonni la musica è un elemento essenziale, è da ausilio al racconto, sottolinea i momenti che vive Sandro. Ho utilizzato la musica nel mio fumetto perché volevo che fosse come nella vita e la musica nella vita è spesso presente e sottolinea momenti emozionali dandone una intensità e un valore maggiore. La prima canzone che utilizzo è di un certo Elio Cesari, al secolo Tony Renis, “Quando, quando, quando”, canzone che ho sempre considerato “da piacione”, la faccio cantare al mattino da Sandro dopo aver conosciuto Antonia al circolo ricreativo, si prepara una Moka e, inaspettatamente, balla cantando:” Dimmi quando tu verrai…”, ovviamente ho maliziosamente cercato di evidenziare il doppio senso velato ma presente.

Ho lasciato ballare i due protagonisti al circolo Aurora sulle note de Gli Alunni del Sole, “Liù” è una canzone del 1978 che pur essendo molto maliziosa nel testo, viene ballata in questi circoli per anziani come se fosse una ordinaria e sdolcinata canzone d’amore (l’ho sentita di persona più volte quando sono andato a fare le mie ricerche). Il testo racconta di una ragazza sicura di se che fa scivolare mani e si stende tra più amici, i gruppi di liscio con nomi improbabili la rendono molto colorata, con bassi che evocano atmosfere da balera e a cantarla sono donne con lustrini e capelli viola.

La terza canzone è “Chi non lavora non fa l’amore” con la quale Celentano vince il Festival di San Remo nel 1970, è una canzone bellissima, ingiustamente dimenticata, è tutta su un accordo che alterna strofa in minore e ritornello in maggiore, con degli stacchi di batteria studiati apposta per far “molleggiare” Celentano. Quando ho visto su youtube l’esibizione di Adriano sono rimasto incantato da come il pubblico in sala la canta alla prima volta che l’ascolta, ride, grida “Adriano sei grande” e lui risponde:” Lo so”, Adriano sbaglia e lo fanno ricominciare. L’andatura della musica e l’esattezza del testo sono stati il motivo per cui Sandro, dopo la prima notte con Antonia, la canta ritornando a casa lasciando sbigottita la portiera in bigodini. Mi faceva anche ridere il contrasto di chi non lavora non fa l’amore con un pensionato che pur non lavorando lo fa lo stesso.

 

 

Le canzoni presenti in Nonni sono tutte abbastanza vintage ma quando le ascoltate leggendole, immaginate che siano cantate con la voce disperata e sgangherata di Calcutta, quando le ho inserite avevo in mente questa specie di commistione tra vecchia melodia e un moderno vivere, pensate che siano senza tempo… come il cuore dei Nonni.

 

Tonio Vinci

 

Il libro:


Euro 14.90
Collana: Prospero’s Books
Formato: 96 pp COLORI, CARTONATO, 17x24cm