Posted on

Grand Hotel Abisso: Cambiando canale

“È chiaro che lo stato di benessere tipico del XX secolo non solo non è sostenibile al momento, ma non è nemmeno adeguato alle nuove sfide della fluidità e della volatilità della società contemporanea” – così afferma in TV un’opinionista, e conclude: “non basteranno mille manifestazioni violente per cambiare le cose”. Poco tempo prima il Parlamento è stato teatro di un apparente attentato terroristico.

Cambiamo canale. Un altro notiziario. “I tagli alla sanità sono inevitabili… Sono misure dolorose per le quali non ci sono alternative possibili o credibili”. Si tenta di correre ai ripari. A quale costo? Per fortuna – un altro canale, un altro notiziario – “la principale autorità nel campo dell’educazione ribadisce che il risanamento di bilancio nella voce scuole pubblica non si ripercuoterà negativamente sulla qualità dell’insegnamento.” Un sospiro di sollievo pensando ai nostri figli, ma la domanda rimane: che il nostro welfare state, vanto europeo dal dopoguerra, sia stato solo un’illusione?

Nel nostro mondo, forse. Ma nel nostro mondo nessuna di queste frasi è stata davvero pronunciata. Certo, potrebbe esserlo. Nel nostro mondo un uomo non si è mai svegliato murato in una stanza e una voce registrata non gli ha mai detto che ha diritto a ben 650 bittercoin al mese così che il governo possa “verificare se con la pensione media del nostro paese si può vivere dignitosamente.”

Ma potrebbe farlo. Potrebbe svegliarsi domani.

Nel mondo di Gran Hotel Abisso tutto ciò è successo. La sensazione che il mondo costruito da Marcos Prior e David Rubìn, straboccante di notiziari di propaganda da una parte e violenza popolare dall’altra,non sia un mondo altro rispetto al nostro, bensì la distopica profezia di un futuro alle porte, permane tutta la lettura del graphic novel, più attuale che mai.

Purtroppo non è possibile cambiare canale. Non è possibile pensare ad altro. Tentando un’ultima volta, dallo schermo del televisore una voce apatica ma soave ci rassicura che “facendo molto di più con molto di meno” la nostra Grande Nazione, la migliore di tutte le Nazioni, uscirà dalla crisi.

Articolo di Federico Mazzoni

Posted on

Grand Hotel Abisso fra fake news e verità

Nel suo celebre saggio La società dello spettacolo, Guy Debord scrisse che “il vero è un momento del falso”. Ribaltando la logica hegeliana secondo cui ogni contraddizione e ogni falsità si risolvono dialetticamente in una verità (“il falso è un momento del vero”), Debord sostiene che nella società contemporanea la pluralità di informazioni, opinioni e punti di vista abbia creato uno spettacolare groviglio in cui è ormai impossibile districarsi. E dunque non è più concesso all’uomo accedere al Vero con la lettera maiuscola: anzi, il poco di vero in cui crediamo si perde in un contesto di falsità, divenendo una piccola parte a sostegno del Falso.

Il libro di Debord pubblicato nel 1967 appare quasi profetico a cinquant’anni di distanza, nell’era della post-verità e degli alternative facts. Nell’era, cioè, delle fake news: il groviglio di opinioni e (dis)informazioni di Debord si è concretizzato nel mare magnum dei media e dei social network, dove noi – pubblico spesso e volentieri acritico e disattento – ci imbattiamo in notizie senza fonti e opinioni relative una realtà inesistente e inconsistente. A cui nondimeno crediamo.

Per un governo di destra, che ha attuato politiche atte a diminuire la spesa del welfare, può essere così molto facile spacciare per “terroristi” un gruppo di manifestanti, tanto più se animati dalla rabbia sfociano nella violenza. È quello che succede in Grand Hotel Abisso. Al pubblico distratto e anestetizzato dai media arrivano a reti unificate conferme sulla crudele atto terroristico: 300 feriti, poi 33 morti e 307 feriti, anzi è ufficiale, 8 morti e 462 feriti ma taluni parlano di un solo morto e ben 555 feriti.

Nel graphic novel qualcuno intravede l’uscita dal groviglio di disinformazione, notando che nessuno si chiede quale fosse l’originaria rivendicazione della manifestazione. Ma non ha seguito, e in fondo nemmeno è importa conoscere tale fatto o sapere precisamente il numero di morti e feriti. C’è stato un atto di violenza. È vero. Ed è stato un attentato terroristico pianificato, che ha portato a molti morti e molti feriti. Il vero è un momento del falso.

Nelle sue varie linee narrative l’opera di Marcos Prior e David Rubìn, che debutta in Italia questo mese, non fornisce alcuna reale soluzione per uscire dal mondo della falsità; tuttavia, suggerisce di scavare a fondo a ogni singola parvenza di verità: “il problema è che giriamo sempre attorno a una violenza spettacolare [e] allo stesso tempo rimane velata, occulta, una violenza istituzionale molto più dannosa”. Debord sarebbe concorde.

Articolo di Federico Mazzoni