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Making of | Come nasce una copertina | Il balcone

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Kalina Muhova  racconta

Il balcone

attraverso la sua copertina

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La copertina che ho realizzato per Il balcone riprende l’ultima scena del libro, vista però da una prospettiva dall’alto. All’interno dell’immagine ci sono tutti gli elementi principali della storia: il balcone, la città, e in basso sulla strada una bambina e il suo padre. 

Trovo molto importante questa scena, perché è il momento in cui la storia si distanzia dalla poesia di Atanas Dalchev. Il libro è stato ispirato dall’opera di questo poeta bulgaro e narra le vicende delle persone che vivono dietro il balcone murato. Se nella poesia di Dalchev, gli abitanti non sanno della sua esistenza, qua, attraverso le immagini, il lettore si rende conto che invece lo sanno. Lo stanno pure osservando, anche se nel testo de “Il balcone” c’è scritto il contrario. 

Per la realizzazione della copertina ho deciso di usare la stessa tecnica che ho usato per gli interni, la matita. Volevo che ci fosse corrispondenza tra quello che c’è all’interno del libro e quello che si vede sulla cover. Non solo a livello tecnico, ma anche a livello di atmosfera. L’unica differenza, anche se minima, è la presenza dell’azzurro. A me questo colore ricorda il cielo freddo d’autunno, che non a caso è la stagione durante la quale si svolge la storia. Avevo anche delle altre idee per i risguardi, ma alla fine mi sono trattenuta. Sentivo che il libro era già bello denso dal punto di vista delle immagini. C’era bisogno di aria. 

Kalina Muhova

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Making of | Come nasce una copertina | Gherd. La ragazza della nebbia

“Gherd, la ragazza della nebbia” è una storia fantasy che parla di crescita, della ricerca del proprio spazio nel mondo e di integrazione e collaborazione fra popoli molto diversi.

Per questo motivo abbiamo deciso di dare alla copertina un’impronta epica che riprendesse, nella composizione, le locandine cinematografiche di grandi classici quali “Star Wars” e “Il Signore degli anelli.”

Vengono così mostrati tutti i personaggi principali della storia, schierati per la fazione a cui appartengono. 

Al centro in alto, viene mostrata nella sua imponenza una grossa creatura, divinità antica del loro mondo.

In contrapposizione a questa c’è però Gherd, che pur essendo solo una ragazzina al cospetto di forze molto più grande di lei, si prende il suo spazio con un atteggiamento determinato insieme a puc, suo inseparabile compagno di avventure.

È così lei il fulcro di tutta la copertina, il punto focale su cui cade subito l’attenzione.

Quando abbiamo iniziato a scrivere questa storia avevamo molte possibili idee per la mente, sul suo svolgimento e sul contesto giusto in cui ambientarla. Quello che non è mai cambiato durante tutto il percorso che ha portato alla stesura definitiva è proprio Gherd: una protagonista forte che vuole svincolarsi dalle regole per crearsi una propria identità e per proteggere, a modo suo, quelli a cui vuole bene.

A fare da sfondo ai personaggi c’è poi una fitta nebbia, che è sia setting che motore della storia. Tutto il mondo ne è ricoperto da tempi immemori, tanto da costringere i suoi abitanti a vivere solo in alcune zone che ne sono meno avvolte. È una situazione oppressiva che alcuni cercano di risolvere e a cui altri si sono invece arresi.

Marco Rocchi e Francesca Carità

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Nuova grafica per la collana «Romanzi»

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Inaugurata nel 2014, la collana di narrativa «Romanzi», diretta dallo scrittore Vanni Santoni, ha riscosso e sta riscuotendo notevoli successivi di critica e pubblico, con candidature a importanti premi fra i quali il Premio Strega, la vendita diritti all’estero e per l’adattamento cinematografico.

Dal 2019 la collana si apre alla letteratura straniera, con la co-direzione di Giuseppe Girimonti Greco. La prima uscita, in libreria da maggio 2019, sarà Biliardo sott’acqua dell’autrice brasiliana Carol Bensimon, a giugno uscirà Talib, o la curiosità di Bruno Tosatti. Festeggiamo questo ampliamento dell’offerta con un restyling grafico.

Insieme allo studio Tomomot di Venezia, ci siamo mossi sulla scia della precedente impostazione, ma abbiamo aggiunto dei livelli cromatici nella macchia di colore – che rimanda al mondo del fumetto, dal quale la Tunué proviene – e abbiamo trasformato il logo grafico in un’illustrazione più calda, un tratto di pennello che in brevi segni sintetizza un’emozione.

Il segno dell’illustrazione si trasforma in una pennellata che lega tutto il libro, scorrendo anche nel retro di copertina e abbracciando il blocco degli interni con la storia, dando un effetto di labbratura.

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“Il restyling grafico della collana «Romanzi» punta ancora a sorprendere per intensità visuale e simbolica, ritagliandosi un peculiare spazio nell’ampia offerta libraria.”

Massimiliano Clemente, direttore editoriale 

“In Tunué siamo sempre alla ricerca di nuove soluzioni e suggestioni per migliorare. Vogliamo effettuare delle scelte editoriali sempre di grande originalità e tono, abbiamo così pensato un restyling grafico che possa raccontare già dal primo sguardo la qualità e unicità della collana «Romanzi».”

Emanuele Di Giorgi, Direttore Commerciale Tunué

 

 

“Le copertine dei «Romanzi» Tunué: ‘le più elogiate e imitate’, come si suole dire. E quando si è elogiati e imitati per cinque anni, è bene cambiare… così da poter continuare a esserlo.”

Vanni Santoni, Direttore Collana «Romanzi»

 

 

“’Filo conduttore’ è un’espressione affascinante: una struttura invisibile che dà coerenza a un racconto e ne tiene insieme le parti. Dal desiderio di dare forma visiva a questo concetto è nato il lungo ‘filo’ della collana «Romanzi»: una traccia che corre lungo ogni parte di ciascun libro, costruisce l’intreccio dell’illustrazione in copertina e lega ogni volume della collana.”

Tomomot, visual design

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Parola di copertina | Andrea Zandomeneghi racconta “Il giorno della nutria”

Andrea Zandomenghi racconta Il giorno della nutria
attraverso la sua copertina

Un cervello campeggia su uno sfondo vinato. Un cervello galleggia nel vino come nel liquido amniotico. Il cervello è quello del protagonista del romanzo, Davide Aloisi. Il vino è quello che costui – alcolizzato – beve senza posa.  Ad alterare il flusso dei suoi neurotrasmettitori e ad estenuare le sue sinapsi  sono anche gli psicofarmaci di cui abusa.  

Il cervello di Davide è poi assediato dalla cefalea cronica, la sua mente è assediata dalle ossessioni. La sua vita è cerebrale e ogni cosa tenta di intellettualizzare.  

Il testo è in prima persona, la realtà è restituita filtrata attraverso la coscienza ipertrofica  di Davide. È così che il cervello diventa il simbolo del protagonista e quindi del libro, lo stemma che li riassume e li esprime – pars pro toto. 

Andrea Zandomeneghi

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Parola di copertina | Shaun Tan racconta “Cicala”

Shaun Tan racconta Cicala

attraverso la sua copertina

 

.Curiosamente, le copertine sono di solito l’ultima cosa di un libro a cui penso, e raramente ho un’idea chiara fin dall’inizio. Trovo sia meglio aspettare di vedere com’è il libro finito e poi cercare di riassumere quella sensazione in una singola immagine, che sia una già presente nel libro, o che sia nuova.

Nel caso di Cicala, volevo mostrare il personaggio principale e la sua condizione il più chiaramente possibile, tanto che l’intero concept, e possibilmente l’intera storia, fosse comunicato a un solo sguardo:  un insetto che lavora in ufficio, circondato da scartoffie disordinate. L’elemento chiave è forse il colore, il verde lussureggiante della testa della Cicala, con i suoi occhioni amichevoli ma imperscrutabili, contrapposti ad uno sfondo monocromo e piuttosto spoglio.

La grafica è grande e chiara, una formula di una sola parola, e la copertina stessa funziona come un unico oggetto di immagine-parola. Si potrebbe persino indovinare la fine della storia, solo a partire dai sottili spunti concettuali della copertina.

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Ho creato questa immagine, come le altre del libro, costruendo modelli tridimensionali in argilla e vernice, e posizionandoli e illuminandoli all’interno di spazi ufficio in miniatura costruiti con cartone espanso e carta. Dopo averle attentamente illuminate, le ho fotografate più volte, ho assemblato queste foto in un’immagine composita in Photoshop, e il risultato è stato il riferimento necessario per un dipinto.

Il dipinto finale è realizzato in materiali abbastanza tradizionali, acrilico e pittura ad olio su carta, senza alcuna regolazione digitale a parte la correzione del colore per la stampa, dopo che il dipinto è stato fotografato professionalmente. Quello che mi piace della pittura ad olio (lo strato finale) è la natura accidentale delle sue texture, e il promemoria intrinseco del fatto che un dipinto è un dipinto. Non è reale, ma un’illusione di segni colorati, e per me questo è un richiamo critico del fare arte, l’ambiguità del suo realismo.

Pensare che qualcosa è reale e allo stesso tempo essere consapevoli del fatto che si tratta di una finzione, così che rimanga una tensione costante all’interno di un’immagine dipinta. 

Shaun Tan