Sualzo alla fiera del libro di Mosca Non/Fiction


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Ritorna dal 28 novembre al 2 dicembre la Fiera Internazionale del libro Non/Fiction di Mosca: giunta alla XX edizione si svolgerà alla Casa centrale degli artisti, tra il suggestivo Gorkij Park e la Galleria Novaja Tretjakovskaja della capitale russa che, come ogni anno, diventa punto di riferimento per le professionalità del mondo del libro. 

L’edizione 2017 di Non/Fiction

Quest’anno il paese ospite sarà l’Italia e noi siamo contentissimi di annunciare che Sualzo (aka Antonio Vincenti) sarà tra gli autori presenti! Illustratore e fumettista tra i più apprezzati nel panorama italiano ed estero, ha pubblicato insieme a Silvia Vecchini Forse l’amore e Fiato sospeso, opera vincitrice del Premio Carlo Boscarato 2018 come Miglior fumetto per bambini e ragazzi di cui nel 2018 è stata pubblicata la nuova edizione artist edition Fiato sospeso. Tornare a immergersi. Con La zona rossa (Editrice Il Castoro, 2017), scritto sempre da Vecchini, ha vinto il Premio Micheluzzi 2018.

Noi gli abbiamo fatto qualche domanda sulla sua partecipazione a Non/Fiction. Ecco cosa ci ha raccontato!

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Ciao Antonio! Come ti senti a partecipare alla Non/Fiction International Book Fair di Mosca?

Devo ammettere che sono abbastanza emozionato, è la prima volta che, in qualità di rappresentante del mio paese, partecipo a una fiera internazionale a parlare del mio lavoro. Da una parte mi sembra un’esagerazione, dall’altra avverto una certa responsabilità nei confronti dei pazzi che hanno avanzato la mia candidatura. Cercherò di fare del mio meglio per non far perder loro il lavoro.

L’Italia è paese d’onore in questa edizione della fiera. C’è qualcosa della tua arte che consideri tipicamente legato alla tradizione italiana?

Credo che la mia modalità grafica e di storytelling, pur essendo cresciuta leggendo moltissimi autori italiani, sia abbastanza lontana da quella che tradizionalmente attribuiamo alla tradizione italiana.

È qualcosa che trova delle corrispondenze in un certo tipo di fumetto francese. Tuttavia credo che il profondo legame con il territorio nel quale vivo, che affiora – costantemente rappresentato – dalle tavole dei miei fumetti e illustrazioni, mi collochi fortemente nel mio paese.

L’idea che ho, però, non è mai di rappresentare una realtà locale, né come storia né come immagine, quanto ricercare in quello che mi è più vicino un seme di universalità. E sapere che arrivando a Mosca troverò una fresca traduzione di uno degli ultimi libri che ho pubblicato (Telefonata con il pesce testo di Silvia Vecchini), mi fa pensare che qualche volta ci riesca.

A Mosca rappresenterai il fumetto italiano, ci anticipi cosa pensi della produzione italiana e di questa grande rivoluzione che sta avvenendo negli ultimi tempi riguardo a questo genere?

L’intero mio percorso professionale nel campo del fumetto sì è sviluppato dentro questa rivoluzione.

Pur avendo sempre amato il fumetto e desiderato raccontare storie, non ho trovato una buona occasione fino a quando non ho avuto trent’anni suonati. All’inizio degli anni 2000 ho percepito (anche grazie all’altra grande rivoluzione, quella di internet) che stava succedendo qualcosa di nuovo.

I fumetti che faticavo a trovare in Italia, quelli lontani da una nostra tradizione più seriale, popolare, improvvisamente cominciavano a essere pubblicati in Italia e una serie di autori italiani stava scegliendo quella modalità per raccontare e disegnare le loro storie. Sì era aperto un mondo nuovo, nel quale avevo meno difficoltà a immaginare un posto anche per me. E così, nel momento in cui Tunué aprì la sua fortunata collana Tipitondi con graphic novel pensate e disegnate per ragazzi, io avevo una storia pronta, Fiato sospeso.


La prima edizione di Fiato sospeso, la nuova edizione artist edition Fiato sospeso. Tornare a immergersi
e Forse l’amore

 

In questi anni abbiamo assistito a una trasformazione radicale del mondo del fumetto italiano, dal suo timido ingresso in libreria a una progressiva colonizzazione degli spazi, solo per fare un esempio. Ma non credo sia solo una rivoluzione commerciale, c’è stato un cambiamento nel modo di pensare il fumetto da parte di autori, editori e lettori che non ha cancellato quello preesistente quanto piuttosto ne ha allargato la portata. Abbiamo cominciato a capire (o, meglio, abbiamo ricominciato a capire, dopo anni di “pigrizia”) che il fumetto è un mezzo dalle possibilità infinite. Ma, appunto, siamo ancora all’inizio. Credo che il meglio debba ancora venire. Forza giovani autori, son qui che aspetto!

Sei mai stato in Russia? Ci sono degli autori/fumettisti russi che vorresti conoscere?

È la mia primissima volta in Russia. Mi sono già comprato un cappello di pelo col paraorecchie. Il mio provincialismo renderà il mio sbarco sbarco molto simile a quello di Totò e Peppino a Milano. Ammetto di non conoscere molti autori Russi. Apprezzo Vera Brosgol, anche se bisognerebbe considerarla americana a tutti gli effetti, pur essendo moscovita, e mi piace il tratto di Arnold Akishin.

Cosa ti aspetti da questo viaggio?

Intanto, superare la mia cronica paura per il volo, colmare le mie lacune sugli autori e illustratori russi contemporanei, scoprire qualcosa di nuovo, avere il tempo di osservare ciò che mi sta intorno. Per chi scrive e disegna storie, spesso, tutto inizia da qui.