Federico Vergari racconta Le sfide dei campioni attraverso la sua copertina

Non sono un illustratore e nemmeno un grafico. So a malapena tenere in mano una matita e non so disegnare nulla. L’unica eccezione è la faccia di Paperino che so fare anche ad occhi chiusi e con cui ancora oggi stupisco i figli dei miei amici. Quelli sotto i tre anni, si intende.
Per parlare da profano, sul sito della Tunué, di grafica e copertine questa premessa era d’obbligo e necessaria. Ora mi sento decisamente più rilassato e libero da qualsiasi ansia da prestazione.

WOW!

È stata questa la prima cosa che ho pensato quando mi hanno fatto vedere la copertina del mio libro. E non era quella che potete vedere tutti adesso. Era simile, ma oggi è ancora più bella.

Ho pensato e detto WOW! sostanzialmente per due motivi. Il primo è che il libro stava diventando reale. I giri di bozze, le storie da chiudere, i dialoghi anche a orari improbabili con Massimiliano (il miglior editor del mondo, lo ribadisco anche qui) stavano portando a qualcosa che di lì a poco sarebbe diventato tangibile.
Concreto, cartonato, spigoloso e con un codice ISBN, per la precisione.
Il secondo motivo per cui mi sono emozionato è stato il pensiero che quel momento, quella prima visione che all’epoca avevo condiviso con la mia compagna e due nostri amici venuti a trovarci per il weekend, avrei poi potuto condividerlo con tutti. Entrando in libreria e vedendolo nelle mani di altre persone. Letto, recensito, fotografato, amato e criticato.


Sfide, campioni e sport sono le tre parole chiave; sono scritte in grande, sono colorate e cristalline. Che sia quindi subito chiaro ciò di cui si sta parlando. Quell’alternanza di colori e quel sali-scendi delle parole sono una montagna russa emozionale che conferisce al volume un non so bene cosa di epico ed enciclopedico al tempo stesso.

È un libro che se non lo avessi scritto io non vedrei l’ora di aprirlo per sfogliarne tutte le pagine. Solo per sentirne il peso sulle mie mani e l’odore della carta arrivare fino al cervello. Per poi esclamare ancora una volta: WOW!  

Federico Vergari