L’autore del romanzo spiega il nesso tra il colore “cotto“ della cover
e il suo legame con Roma e l’amore

“Scrivevo L’amore a vent’anni, mentre i destini e le storie dei personaggi piano piano stavano prendendo forma, il colore della copertina doveva essere il cotto. Mi ricordo che il nome mi piaceva, “cotto”, mi faceva pensare alla fase dell’innamoramento, quella un po’ incosciente, irrazionale, tipica dell’adolescenza, ma non avevo ben presente che colore fosse. L’idea, a dire il vero, era quella di rievocare il colore delle case di Roma, quelle in pieno centro storico e nei dintorni, dove si muovono le vite dei due protagonisti. Poi, una volta finito il romanzo, oltre alle battute, agli incontri, alle scene, mi sono accorto che mi era rimasta addosso l’atmosfera. L’imbarazzo, la tensione, l’aria elettrica, la paura di esporsi, di lasciarsi andare, di mostrarsi vulnerabili, scoprire che amare significa mettersi in gioco, rischiare, vivere nell’incertezza, in balìa, a volte, dei sentimenti e degli umori di un’altra persona, ecco, tutto questo, per me, somigliava al tempo di Roma, spesso umorale, pazzo, imprevedibile, pronto a cambiare da un momento all’altro. Per questo, alla fine, abbiamo il color albicocca, perché è il colore del cielo di Roma quando sta per cambiare, dalla quiete alla tempesta e viceversa, è un colore di passaggio che si vede anche quando scende la sera, quando i contorni delle cose, del mondo di fuori, diventano più opachi, e sembra più difficile trovarsi. Il simbolo, la telecamera, racconta un altro passaggio, quello dalla realtà alla finzione, dai film, magari quelli di Truffaut con Antoine Doinel a cui ho voluto fare omaggio con il titolo, alla vita, dall’infanzia al mondo dei grandi. La telecamera rappresenta anche un amore dei nostri tempi, fatto di social network, chat, riprese nascoste, un amore che vent’anni fa non sarebbe mai finito così“.

Giorgio Biferali

Il libro:

Euro 14.00
Collana: Romanzi
Formato: 192 pp, B/N bandelle, 15×21 cm