Un viaggio attraverso la storia dei capolavori
che hanno cambiato le sorti del mondo del fumetto

 

The Will Eisner Comic Industry Awards ovvero gli Oscar del fumetto: non si gratificano gli attori e i film, bensì le storie e i creatori che continuano a nobilitare la Nona Arte. Conosciuti in Italia con la più sintetica dicitura di “Premi Eisner”, questi prestigiosi riconoscimenti vengono assegnati ogni estate a partire dal 1988, durante la manifestazione di respiro internazionale San Diego Comic-Con.

Come si deduce dalla titolatura, con la cerimonia si rende omaggio al contributo offerto da Will Eisner, sempre presente alla premiazione fino alla sua scomparsa, sopraggiunta nel 2005. Il creatore di The Spirit raccolse il testimone di un’altra stella del firmamento fumettistico, quel Jack Kirby in nome del quale dal 1984 venivano apprezzati i migliori talenti nell’ambito dei comics.

Nel corso degli anni il numero delle categorie nelle quali inserire i lavori e gli autori da applaudire è aumentato progressivamente, fino a raggiungere una cifra significativa nel 2016, con ben 30 premi conferiti. È utile citarne alcuni, forse i più rappresentativi: miglior nuova serie; miglior serie continuativa; miglior graphic novel novità; miglior storia breve; miglior mini–serie; miglior autore completo; miglior sceneggiatore; miglior disegnatore/inchiostratore o team di disegnatori/inchiostratori.

All’interno di ogni suddivisione troviamo cinque candidature, tra cui altrettanti esponenti dell’industria legata alle vignette sono chiamati a eleggere un unico vincitore, tenendo conto che possono essere incluse nella lista le opere pubblicate su supporto cartaceo, oppure online, solamente durante l’anno precedente a quello in cui gli Eisner vengono conferiti.

Non bisogna stupirsi del fatto che siano soprattutto fumetti statunitensi ad aggiudicarsi l’alloro. Infatti, il riconoscimento è segnatamente connotato geograficamente: per regolamento si premiano i prodotti appartenenti al mercato del Nord e Centro America, senza comunque trascurare i contributi provenienti dal resto del mondo pubblicati dalle case editrici a stelle e strisce. Piuttosto, va rilevato un dato interessante: nell’ultimo lustro l’Image Comics è riuscita a fregiarsi di molteplici riconoscimenti, lasciando le briciole a Marvel e DC, le due major in passato capaci di dominare voracemente il mercato.

Di seguito riportiamo cinque esempi: cinque fumetti che hanno saputo guadagnarsi almeno un Eisner Award, grazie all’abilità dei loro creatori. Com’è facile intuire, dall’intento è esclusa ogni velleità di completezza; al contrario, si cerca di rendere concrete le formule adottate per costruire le diverse categorie.

 

WATCHMEN
Watchmen, uno dei capolavori di Alan Moore, è considerato l’opera che ha cambiato il mondo dei supereroi e il modo di raccontare le loro gesta. Non più semidivinità infallibili, mai più salvatori senza macchia. Come si comporterebbero nella nostra quotidianità degli esseri con superpoteri o con un arsenale illimitato a disposizione? I britannici Moore e Gibbons rispondono ponendo un’altra domanda: “Quis custodiet ipsos custodies?”. La citazione della sesta satira di Giovenale a secoli di distanza continua a risuonare: in una Terra nella quale Nixon è per la terza volta il Presidente degli Stati Uniti e l’America ha sconfitto il Vietnam grazie al Dottor Manhattan, non c’è più spazio per la fiducia, né esiste qualcuno a cui affidarsi. Gli eroi sono ormai dei vigilantes ai margini, temuti o incompresi, banalizzati come prodotti del merchandising oppure dimenticati; l’uomo della strada sente approssimarsi la fine a causa di un’imminente terza guerra mondiale. Mentre i cittadini vivono in continua tensione, coloro che vorrebero proteggerli cadono uno alla volta, per primo il Comico, una sorta di Capitan America degenerato, scaraventato fuori dalla finestra. Per disegnare una storia che ingloba diversi racconti, Dave Gibbons sceglie una griglia di nove vignette per pagina, con frequenti deroghe, nella quale si muovono i personaggi, ognuno con la propria postura. Questa mini-serie di 12 capitoli, pubblicata nel 1986-87, si è aggiudicata 5 Premi Eisner e continua a essere ristampata.

 

SANDMAN
Oltre ad aver vinto ben 26 Eisner, Sandman di Neil Gaiman è l’unico fumetto che si sia meritato un premio letterario extra-fumettistico, ossia il World Fantasy Award. Arrivata sugli scaffali delle librerie nel 1988, la serie dedicata al Signore dei Sogni è un lungo viaggio tra le dimensioni del sonno e della veglia, tra il terreno e il metafisico, tra la vita e la morte, tra la realtà e la fantasia. La scrittura raffinata e seducente di Gaiman, coadiuvato da vari disegnatori, riesce anche a riflettere su se stessa, senza risultare stucchevole, senza mai annoiare. Mentre accompagna Morfeo, il lettore incontra personaggi del mito e del folklore, ritrova le fiabe imparate da bambino, apprezza gli inserti più particolari, come il premiato Sogno di una notte di mezza estate, chiaro omaggio a Shakespeare, o un breve racconto in cui un gatto denuncia gli umani e le loro soperchierie. Detto del gran numero di disegnatori che si sono avvicendati per realizzare i 75 capitoli dell’epopea, la costante si rileva nelle copertine di Dave McKean, abile a fondere diversi stili, adottando soluzioni ricercate, dall’innegabile impatto visivo. Rimangono impresse nella mente le rappresentazioni degli Eterni – comprimari fratelli del protagonista – in particolare quella di Morte, l’ironica e accattivante ragazzina diventata un’icona per le teenager degli anni Novanta.

 

HELLBOY
Mike Mignola è da più di vent’anni l’autore delle avventure di Hellboy, il personaggio che ha creato nel 1993, quando ha dato vita all’affascinante universo ribattezzato Mignolaverse. Grazie alle storie del massiccio demone rosso, lo statunitense si è aggiudicato una decina di Premi Eisner. Possiamo ricordare che per due anni consecutivi ha dominato la categoria Miglior scrittore/disegnatore, entrando definitivamente nell’Olimpo dei grandi fumettisti. Il numero degli appassionati è sicuramente aumentato nel 2004, poiché è stato distribuito nelle sale il primo dei due film dedicati alla creatura con le corna e una mano molto strana. La serie Hellboy ruota intorno all’omonimo protagonista, chiamato ad affrontare minacce spesso provenienti dal passato, perlopiù di matrice nazista, senza dimenticare tutti quei personaggi che, reinterpretati dalla fantasia sconfinata di Mignola, scaturiscono dalle fiabe, dalla mitologia e dal folklore. Le suggestioni horror e l’amore per ciò che è lontano, non solo in termini temporali ma anche spaziali, si fondono con il supereroismo, dando vita a storie avventurose e bizzare, in cui le sensazioni sono trasmesse senza filtri dal tratto essenziale, ma potente, dell’autore. Nel corso degli anni Mignola ha coinvolto altri disegnatori, tra i quali spicca Duncan Fegredo che ha saputo mettere a disposizione il proprio talento, senza sacrificarsi e senza tradire il lavoro del papà di Hellboy.


THE WALKING DEAD

È impossibile non aver udito almeno una volta questa breve sequenza di parole: The Walking Dead. Anche se il primo prodotto a venire in mente è la serie televisiva della AMC, è ormai di dominio pubblico il fatto che l’ispirazione per le stagioni già trasmesse nasca dal fumetto di Robert Kirkman, il fondatore della Skybound, prolifica etichetta della casa editrice Image Comics. La serie è ancora in corso e l’interesse degli appassionati non accenna a diminuire. Charlie Adlard, subentrato a Tony Moore, il penciler dei primi sei capitoli, continua a dare vita, sulla carta, alle sceneggiature di Kirkman, il demiurgo di un mondo popolato dagli zombie, sostituitosi repentinamente a quello da tutti conosciuto, in seguito al mortifero dilagare di una misteriosa epidemia. In una società alla deriva, messo da parte il superfluo, un gruppo di individui cerca di sopravvivere, senza riuscire ad affidarsi del tutto al protagonista, Rick Grimes. L’autore è bravo a caratterizzare ogni personaggio, scrivendo dialoghi scorrevoli e mimetici, puntando sulle interazioni tra uomini costretti a muoversi in una quotidianità in cui tutto può accadere. Il lettore non si annoia, perché i colpi di scena si susseguono incessantemente, con un intreccio tanto intelligibile quanto coinvolgente. Il fumetto non ha conquistato solo i fan, ma anche la giuria dei Premi Eisner che ha riconosciuto a The Walking Dead la caratura di Miglior serie continuativa per ben due volte.


SAGA

Miglior serie continuativa per quattro anni consecutivi: basterebbe questo per inquadrare Saga, il fumetto di Brian K. Vaughan e Fiona Staples, se non fosse che c’è molto di più, anche solo pensando agli Eisner vinti: altri 10 oltre ai 3 già citati. Con il piede incollato all’acceleratore, i due creatori raccontano le avventure di una famiglia particolare, continuamente messa alla prova dalla guerra e dalla persecuzione. Novelli Romeo e Giulietta, Marko e Alana, i protagonisti, appartengono a due fazioni opposte, ma sono disposti a tutto pur di garantire la sopravvivenza della loro figlia Hazel. Viaggiando a bordo di un’astronave a forma di albero, opponendosi a un gatto capace di rilevare le bugie, intersecando la rotta con un uomo che ha un monitor al posto della testa, i due amanti soffrono, combattono, scappano e si prendono le loro rivincite. Vaughan non risparmia la volgarità nei dialoghi e nelle situazioni sceneggiate, per rendere più realistico il bizzarro universo al quale ha dato consistenza. Il ritmo è sempre vorticoso, ma non viene sacrificato l’approfondimento psicologico dei personaggi. Questi, infatti, sono dinamici, crescono durante e insieme con il racconto: attraverso le azioni compiute e i sentimenti provati acquisiscono una tridimensionalità invidiabile. Ironia e sarcasmo trovano riscontro anche nei disegni della Staples, il cui tratto morbido e seducente amplifica le emozioni, come se anch’esse non avessero confini, al pari della galassia di Saga.

articolo di Federico Beghin