Il potere terapeutico dei libri e delle illustrazioni:
come le parole e le immagini possono aiutare a stare meglio

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I vantaggi della lettura sono innegabili: leggendo si amplia la propria conoscenza, si stimola la propria creatività, si evade dalla routine, si viaggia in mondi lontani e fantastici, si vivono vite altrimenti impossibili.

Ma la lettura ha anche un potere terapeutico? Possono le parole e le immagini avere benefici sulla salute di una persona? La risposta è sì: ce lo ha spiegato Valeria Locati, psicologa, psicoterapeuta familiare e psicodiagnosta, creatrice del blog Una psicologa in città che ci ha raccontato di come è nato il suo blog, del ruolo dei libri nel suo lavoro e dell’importanza che le illustrazioni hanno per il benessere di ognuno di noi.

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Ci racconti il tuo lavoro? Quando hai iniziato? Hai sempre voluto fare questo?

Non ricordo un momento della mia vita in cui non mi sia sentita a mio agio e felice nel ruolo di terapeuta, anche se nei dieci anni e più di pratica professionale all’attivo ho scelto di non rendermi la vita semplice, percorrendo più strade contemporaneamente.

Sono psicologa, psicoterapeuta familiare e psicodiagnosta e nell’attività quotidiana mi occupo di tre grandi aree: gli individui, le coppie e famiglie, gestendo situazioni di separazione, conflitto, lutto, genitorialità, problematiche alimentari, sessuali, di ansia e stress; gli adolescenti e loro relazioni, coordinando progetti di ascolto e formazione nelle scuole e conducendo serate informative per genitori e insegnanti sui temi del bullismo e cyberbullismo, relazione genitori-figli, utilizzo della rete e della tecnologia; le dipendenze patologiche, operando come consulente, formatrice supervisore del servizio sanitario nazionale sui temi del gioco d’azzardo patologico e delle dipendenze da comportamento (shopping, lavoro, internet, affettiva), per cui ho pubblicato e relazionato anche in contesti internazionali.

Mi muovo nella mia città tra le accoglienti mura del mio studio privato, i servizi ospedalieri e gli studi dei legali presso i quali collaboro come consulente di parte e ausiliaria dell’ufficio nei casi di conflittualità e affido minori.

Parlaci del tuo blog…

Dopo tanti anni a contatto con la sofferenza, le difficoltà della vita quotidiana, le psicopatologie e soprattutto i conflitti dei pazienti che incontro ho deciso di condividere con la rete una parte di me, di ciò che trovo interessante, per liberare le emozioni che inevitabilmente si accumulano anche nel mio sé terapeutico.

Ho deciso di realizzare questo intento creando un blog che parlasse di psicologia attraverso la metafora della città, del contesto urbano che accoglie e stimola, raccontando di volti e luoghi significativi (associazioni, spazi di ascolto, progetti, laboratori) per il mondo psicologico e soprattutto di percorsi e incroci che possono disorientare e stressare (patologie, lutti, separazioni, educazione dei figli, ansia), ma anche dare spunti nuovi per stare meglio.

Amo le metropoli, soprattutto quelle statunitensi nelle quali ho vissuto e in cui torno appena posso, e mi lascio travolgere con grande gioia dall’energia e dalle novità di Milano: parlare di psicologia in città è stato per me naturale!

Mi piace molto l’idea che i naviganti possano incontrare le mie righe per caso, ma che scelgano quel contesto di accoglienza e di utilità diventando dei fedeli lettori.

Perché hai scelto i libri come strumento per il tuo lavoro?

Grazie alla sezione “luoghi” del blog e ai social in cui recensisco romanzi, fumetti, saggi e libri per bambini sono entrata in contatto con il mondo dei lettori e ho avuto modo di osservare il confronto tra punti di vista diversi relativi ad una stessa storia. Mi sono appassionata a questa possibilità e mi sono resa conto di quanto effettivamente il mio modello clinico, che intende la psicoterapia come una narrazione e che si basa sull’acquisizione di un nuovo modo di vedere le cose, si prestasse alla condivisione di alcuni brani tratti dai libri che leggo e che suggerisco.

Inoltre l’immedesimazione nei panni dei personaggi o al contrario la presa di distanza dagli stessi permette al paziente/lettore, spesso anche adolescente o bambino, di riflettere sulla trama della propria vita e di porsi delle domande che generano cambiamento.

Che importanza hanno le immagini per la terapia?

Se pensiamo che la maggior parte dei test proiettivi e di personalità si basa sulla somministrazione di immagini e di stimoli grafici da codificare possiamo ben intuire la preziosità di tutto ciò che ha a che fare con una narrazione non verbale. Esiste un continuum tra la percezione, ovvero tra ciò che arriva al mio occhio, che è condivisibile e che ha un contorno e dei colori più o meno definiti e la proiezione, intesa come le caratteristiche non comuni e non condivise che io vedo nell’immagine, ma che hanno a che fare solo ed esclusivamente con me e il mio mondo psicologico.

Proporre la lettura di un graphic novel, di un fumetto o ancor meglio di un silent book aiuta il clinico ad andare oltre il piano del riferito per accedere a quello del sentito, ma anche il lettore ad autorizzare l’emergere di una parte più delicata di sé.

Ci sono tipi di illustrazioni che si prestano maggiormente alla terapia?

Assolutamente sì! Non tanto in senso codificato e universale, quanto piuttosto sulla base della situazione clinica che ho di fronte, del contesto in cui mi trovo e soprattutto, di quello che viene definito “timing”, il momento giusto, la sintonizzazione con il livello evolutivo, di sofferenza e di preparazione al cambiamento.

Ci sono immagini che infastidiscono, altre che disorientano, altre ancora che richiamano momenti sereni dell’infanzia e per quanto sceneggiatore e disegnatore provino a proporre una delle innumerevoli storie, il lettore agisce in autonomia.

Ecco perché è necessario che sia un professionista a condurre il lavoro clinico con i libri e le immagini, ma chiunque si deve sentire autorizzato a compiere quel meraviglioso gesto di scegliere un volume dallo scaffale e sfogliarlo, incontrando stupore e nuovi mondi possibili.

 

Tutte le immagini sono tratte dal blog
http://www.unapsicologaincitta-milano.it/