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Grand Hotel Abisso fra fake news e verità

Nel suo celebre saggio La società dello spettacolo, Guy Debord scrisse che “il vero è un momento del falso”. Ribaltando la logica hegeliana secondo cui ogni contraddizione e ogni falsità si risolvono dialetticamente in una verità (“il falso è un momento del vero”), Debord sostiene che nella società contemporanea la pluralità di informazioni, opinioni e punti di vista abbia creato uno spettacolare groviglio in cui è ormai impossibile districarsi. E dunque non è più concesso all’uomo accedere al Vero con la lettera maiuscola: anzi, il poco di vero in cui crediamo si perde in un contesto di falsità, divenendo una piccola parte a sostegno del Falso.

Il libro di Debord pubblicato nel 1967 appare quasi profetico a cinquant’anni di distanza, nell’era della post-verità e degli alternative facts. Nell’era, cioè, delle fake news: il groviglio di opinioni e (dis)informazioni di Debord si è concretizzato nel mare magnum dei media e dei social network, dove noi – pubblico spesso e volentieri acritico e disattento – ci imbattiamo in notizie senza fonti e opinioni relative una realtà inesistente e inconsistente. A cui nondimeno crediamo.

Per un governo di destra, che ha attuato politiche atte a diminuire la spesa del welfare, può essere così molto facile spacciare per “terroristi” un gruppo di manifestanti, tanto più se animati dalla rabbia sfociano nella violenza. È quello che succede in Grand Hotel Abisso. Al pubblico distratto e anestetizzato dai media arrivano a reti unificate conferme sulla crudele atto terroristico: 300 feriti, poi 33 morti e 307 feriti, anzi è ufficiale, 8 morti e 462 feriti ma taluni parlano di un solo morto e ben 555 feriti.

Nel graphic novel qualcuno intravede l’uscita dal groviglio di disinformazione, notando che nessuno si chiede quale fosse l’originaria rivendicazione della manifestazione. Ma non ha seguito, e in fondo nemmeno è importa conoscere tale fatto o sapere precisamente il numero di morti e feriti. C’è stato un atto di violenza. È vero. Ed è stato un attentato terroristico pianificato, che ha portato a molti morti e molti feriti. Il vero è un momento del falso.

Nelle sue varie linee narrative l’opera di Marcos Prior e David Rubìn, che debutta in Italia questo mese, non fornisce alcuna reale soluzione per uscire dal mondo della falsità; tuttavia, suggerisce di scavare a fondo a ogni singola parvenza di verità: “il problema è che giriamo sempre attorno a una violenza spettacolare [e] allo stesso tempo rimane velata, occulta, una violenza istituzionale molto più dannosa”. Debord sarebbe concorde.

Articolo di Federico Mazzoni