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Grand Hotel Abisso: Cambiando canale

“È chiaro che lo stato di benessere tipico del XX secolo non solo non è sostenibile al momento, ma non è nemmeno adeguato alle nuove sfide della fluidità e della volatilità della società contemporanea” – così afferma in TV un’opinionista, e conclude: “non basteranno mille manifestazioni violente per cambiare le cose”. Poco tempo prima il Parlamento è stato teatro di un apparente attentato terroristico.

Cambiamo canale. Un altro notiziario. “I tagli alla sanità sono inevitabili… Sono misure dolorose per le quali non ci sono alternative possibili o credibili”. Si tenta di correre ai ripari. A quale costo? Per fortuna – un altro canale, un altro notiziario – “la principale autorità nel campo dell’educazione ribadisce che il risanamento di bilancio nella voce scuole pubblica non si ripercuoterà negativamente sulla qualità dell’insegnamento.” Un sospiro di sollievo pensando ai nostri figli, ma la domanda rimane: che il nostro welfare state, vanto europeo dal dopoguerra, sia stato solo un’illusione?

Nel nostro mondo, forse. Ma nel nostro mondo nessuna di queste frasi è stata davvero pronunciata. Certo, potrebbe esserlo. Nel nostro mondo un uomo non si è mai svegliato murato in una stanza e una voce registrata non gli ha mai detto che ha diritto a ben 650 bittercoin al mese così che il governo possa “verificare se con la pensione media del nostro paese si può vivere dignitosamente.”

Ma potrebbe farlo. Potrebbe svegliarsi domani.

Nel mondo di Gran Hotel Abisso tutto ciò è successo. La sensazione che il mondo costruito da Marcos Prior e David Rubìn, straboccante di notiziari di propaganda da una parte e violenza popolare dall’altra,non sia un mondo altro rispetto al nostro, bensì la distopica profezia di un futuro alle porte, permane tutta la lettura del graphic novel, più attuale che mai.

Purtroppo non è possibile cambiare canale. Non è possibile pensare ad altro. Tentando un’ultima volta, dallo schermo del televisore una voce apatica ma soave ci rassicura che “facendo molto di più con molto di meno” la nostra Grande Nazione, la migliore di tutte le Nazioni, uscirà dalla crisi.

Articolo di Federico Mazzoni