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Intervista ad Alessandro Barbucci di Monster Allergy

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Dopo aver pubblicato le interviste a Katja Centomo Barbara Canepa, vi diamo la possibilità di leggere in esclusiva quella fatta ad Alessandro Barbucci, componente del fantastico dream team Monster Allergy! Sappiamo come rendervi felici 🙂
Buona lettura!

0) Nel trentesimo attesissimo episodio MA cambierà qualcosa in termini di disegni e colorazione?

A.B.: certo. È passato un po’ di tempo dall’ultima pubblicazione di MA. Nel frattempo siamo evoluti come artisti, il nostro stile si é modificato. Personalmente mi piace l’idea di poter reinterpretare i personaggi. Sono curioso di vedere come usciranno dalla mia matita. Saranno sicuramente diversi ma non so ancora come.

1) Monster Allergy torna ad allietare le letture dei ragazzi. Come ci si sente ad essere il dream team di una delle serie più seguite in Italia?

A.B.: Monster Allergy è stato un bel successo, in Italia come in numerosi altri paesi, ed è una grande soddisfazione. Mi ha permesso di realizzare un paio di “sogni proibiti”: ad esempio vedere i miei personaggi sulle mie merendine preferite di sempre, le Fiesta! Vale più di un Oscar! Scherzi a parte, sapere che una nuova generazione potrà scoprire le avventure di Zick e compagnia è una bellissima sensazione.

2) Cosa vi ha spinto a scegliere la casa editrice Tunué per pubblicare il fatidico trentesimo episodio e uscire in libreria e fumetteria con la prima versione integrale delle serie?

A.B.: La serie è già stata pubblicata in molti formati nei diversi paesi. Tunué ci ha proposto di pubblicarla in un formato che non avevamo ancora provato. Siccome mi piacciono le novità, ho pensato che poteva essere una buona idea. Inoltre mia figlia mi chiede sempre di leggere la storia completa ma ho libri e libretti sparpagliati dappertutto. Finalmente avrò tutto insieme!

3) Qual è il personaggio di Monster che ha avuto la gestazione più lunga e complicata? Perché?

A.B.: sicuramente Elena. Al principio l’avevo disegnata con i capelli e gli occhi castani. Mi piaceva moltissimo ma assomigliava troppo a Zick. Il problema era che , sapendo che si sarebbero sempre visti insieme, Elena doveva essere graficamente complementare a Zick. Allora ho provato bionda, bruna… infine feci uno schizzo con l’acquarello in cui aveva i capelli di un bel colore arancione e…  eccola! Era perfettamente in contrasto con i colori freddi di Zick. Anche la consistenza dei suoi capelli, vaporosi e indomabili, facevano un bel contrasto con i capelli dritti e spigolosi di Zick. Idem la linea morbida del viso e ovviamente il naso a patata!

4) A cosa vi siete ispirati per realizzare la storia e i personaggi di Monster Allergy?

A.B.: Uso sempre elementi autobiografici nella creazione di personaggi e universi. Zick è assolutamente ME a 10 anni: jeans rotti, mani in tasca, capelli da “gatto bagnato”… il quartiere di Oldmill è ispirato ad un quartiere di Barcellona (giusto sotto al famoso Parco Guell) che avevo visitato in viaggio. C’è anche un po’ della mia città, Genova, nelle strade scoscese e nelle onnipresenti scale del quartiere.

5) Quali difficoltà creative avete trovato nella creazione e ideazione della serie?

A.B.: La difficoltà nella creazione di una nuova serie è sempre la stessa: cercare di fare qualcosa di nuovo e originale. Il problema è facilmente risolto pescando nella propria autobiografia, nelle esperienze personali. In questo modo si ha la certezza di fare qualcosa di unico.

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6) Tu che personaggio Monster sei?

A.B.: assolutamente Zick!

7) Allora… Svelaci qualcosa su cosa succederà nel trentesimo episodio!

A.B.: Ah, non ne ho la più pallida idea! Voglio scoprirlo quando riceverò la sceneggiatura da Katja e Francesco. Cosí vivró la stessa emozione che vivono i lettori quando leggono l’albo per la prima volta!

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Intervista a Barbara Canepa di Monster Allergy

Dopo l’intervista fatta a Katja Centomo, vi proponiamo un’altra intervista esclusiva a Barbara Canepa, altro strepitoso componente del dream team Monster Allergy! Sappiamo che state aspettando in trepidante attesa l’intervento di Barbara, quindi non ci resta che augurarvi “buona lettura“!

0) Nel trentesimo attesissimo episodio MA cambierà qualcosa in termini di disegni e colorazione?

B.C: Cambierà come è giusto che cambi un fumetto con il passare del tempo. Lo stile si evolve sempre, per fortuna… Certe volte in meglio e certe volte in peggio! Noi, in meglio! Eh! Eh!
Leggerete un Monster Allergy ancora più bello quindi!
Per quanto mi riguarda ho già qualche idea per il colore: sarà più funzionale, molto più manga e “pop”! Vedrete…

1) Monster Allergy torna ad allietare le letture dei ragazzi. Come ci si sente ad essere il dreamteam di una delle serie più seguite in Italia?

B.C:
 Ci si sente bene, perché una nuova avventura ricomincia e ritroverò vecchi amici e collaboratori. Il tempo e la vita ci aveva allontanati.
E poi è importante far sognare le persone: è il mio motore da quando sono piccola!

2) Cosa vi ha spinto a scegliere la casa editrice Tunué per pubblicare il fatidico trentesimo episodio e uscire in libreria e fumetteria con la prima versione integrale delle serie mensile?

B.C: Perché sono tutti belli. Bellissimi… E il loro alito, di mattina, profuma di mughetto. Un editore che profuma di fiori, ma dove lo si trova oggi scusate?
E poi come fanno loro la marmellata di albicocche e cannella non c’è nessuno!

3) Qual è il personaggio di Monster che ha avuto gestazione più lunga e complicata? Perché?

B.C.: Sinceramente… non lo so. Li avevamo trovati abbastanza facilmente. Già dai primi schizzi Zick e Elena erano già quelli definitivi. Per i loro gatti ci siamo ispirati ai nostri.
Bombo è nato da un quadro di Miro’. Soprattutto per i dettagli dei cerchi neri e gialli e il colore rosso. Come forma Alessandro Barbucci si era ispirato al misto di gatto e rana.
Non mi ricordo le grandi battaglie dei personaggi. Alessandro aveva davvero visto giusto sin dall’inizio. Monster Allergy non ha avuto una lunga gestazione rispetto ad altri progetti, (vedi Witch o Sky Doll). Certe volte le cose arrivano immediatamente e altre volte è più difficile.
Ecco… forse si, mi ricordo: la città sospesa! C’eravamo tutti un po’ impantanati sia per pensarla che per realizzarla… È stata un po’ la pecora nera di tutto il progetto!

4) A cosa vi siete ispirati per realizzare la storia e i personaggi di Monster Allergy?

B.C.: Alle nostre vite, semplicemente. Viaggi, amici, parenti.
La casa di Zick, in parte è ispirata alla mia vecchia casa di quando ero bambina, è stato Alessandro ad insistere nel farla così. Il quartiere è un tipico quartiere di S. Francisco che lui e io avevamo visitato.
La scuola è un misto della vecchia scuola di Alessandro e un liceo di Genova (che avevamo già messo in WITCH).
La mamma di Zick in effetti è un po’ Katja Centomo e ora che ci penso il papà è Francesco Artibani!
Il gatto di Zick è uno Sphinx, un gatto che amavamo molto all’epoca e che avremmo voluto avere, mentre il gatto di Elena è ispirato alla mia gatta Agape, che all’epoca era una gattona cicciona e molto scemina. Oggi ha 17 anni, è ancora lì, ma con qualche chilo di meno.
Per i colori dei mostri, in particolare, mi sono basata sui cromatismi e le sfumature di salamandre e tutti gli anfibi e serpenti. Effettivamente tutti i mostri sono un po’… viscidini. Alessandro aveva una specie particolare di salamandra chiamata Axolot e certe sfumature rosse di baffi, orecchie e altre ridicole protuberanze, venivano proprio da quell’animaletto strano che aveva lui in cucina a Genova. Adorava il pollo. Diventava cattivissimo se gli davi quella carne, rischiavi le dita! ahi!

5) Quali difficoltà creative avete trovato nella creazione e ideazione della serie?

B.C.: Per me la più grande è stata organizzare tutto il team con Katja, Ale e Francesco.
E i tempi: Monster Allergy all’epoca era un mensile. Tenere quella qualità per tutti quanti i numeri è stato davvero molto faticoso per tutti. E c’era anche il cartone animato con Rainbow e Disney Channel.
Che delirio…
Erano tante le tavole da produrre ogni mese. Anche se Ale e io materialmente non le realizzavamo, dovevamo comunque supervisionarle, correggerle e dove non andavano, rifarle. Lui la parte dei disegni e io la parte del colore, dalle cover al fumetto fino ai redazionali. E quando c’erano personaggi nuovi da creare (e ce ne sono stati tanti in questa serie) toccava a noi farli. Alessandro si occupava del disegno e di come il personaggio si muoveva e recitava e io mi occupavo di tutte le scelte cromatiche da passare poi ai coloristi.
È stato monumentale il lavoro che abbiamo fatto, tutti quanti. E ancora oggi non so come ci sono riuscita, perché, parlo per me ovviamente, all’epoca avevo altre serie in Francia e il tempo era sempre meno. Ma non volevo mollare la qualità e quindi mi ammazzavo. Ci sono stati momenti molto duri da gestire, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Anf!

 

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Tu che personaggio Monster sei?

B.C.: Caratterialmente Alessandro aveva messo molto di me in Elena e quindi… Si, Elena Patata.

7) Allora… Svelaci qualcosa su cosa succederà nel trentesimo episodio!!!

B.C.: Neanche sotto tortura!!! Sarà una sorpresa!! Alla Harry Potter (chi vuol capire capisca).

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Intervista a Katja Centomo autrice di MA

Cari Allergyci,
come vi avevamo già preannunciato sui social network Tunué, da oggi avrete la preziosa opportunità di leggere interviste esclusive rivolte ai magnifici 4 del dream team Monster Allergy!
E si parte con l’intervista a Katja Centomo creatrice della parte letteraria della serie, insieme a Francesco Artibani.  


1) Monster Allergy torna ad allietare le letture dei ragazzi. Come ci si sente ad essere il dream team di una delle serie più seguite in Italia?

K.C.: La soddisfazione è sempre grande soprattutto quando si scopre, come sta succedendo ora dopo l’annuncio di Tunué, che anche a distanza di anni c’è così tanta attesa e affetto intorno a Monster Allergy

2) Cosa vi ha spinto a scegliere la casa editrice Tunué per pubblicare il fatidico trentesimo episodio e uscire in libreria e fumetteria con la prima versione integrale delle serie mensile?

K.C.: La qualità delle pubblicazioni, la conoscenza del nostro lavoro e della serie, l’entusiasmo, l’attenzione ai dettagli, ma soprattutto la volontà di investire su un’idea prendendosene il rischio senza tentennamenti e indecisioni. Questo significa essere editori, ma di questi tempi è un atteggiamento virtuoso che riscontriamo sempre meno.

3) Qual è il personaggio di Monster che ha avuto gestazione più lunga e complicata? Perché?

K.C.: Dal momento in cui io e Francesco abbiamo delineato l’universo di Monster Allergy e Alessandro e Barbara hanno cominciato a dargli forma, è scoccata una scintilla: il mondo di Oldmill e Bibbur-si è diventato reale e i personaggi, a partire dai protagonisti, ma anche tutti gli altri a seguire, sono spuntati naturalmente come funghi. Non ricordo che sia stato difficile concepirne qualcuno… a un certo punto, dal momento in cui Zick ed Elena sono entrati in azione, è stato come se Bombo, Timothy, Sfruscio, il cugino Lonzo fossero già lì, ad aspettare che si cominciasse a raccontare la loro storia.

4) A cosa vi siete ispirati per realizzare la storia e i personaggi di Monster Allergy?

K.C.: A tutto e a niente. Un riferimento preciso non c’è, ognuno di noi ha attinto alla sua esperienza, alle sue passioni e al suo immaginario. Nel costruire Monster ci siamo sentiti molto liberi e quindi vi abbiamo infuso un po’ di tutto, a partire dagli amati racconti di fantasmi, ai film che c’erano allora nelle sale (sicuramente “il Sesto Senso” ci ha influenzato) e Alessandro e Barbara si sono ispirati a loro modelli e riferimenti artistici. Ma di nuovo, dal momento in cui il mondo ha preso forma, tutto è andato per conto suo, siamo noi che abbiamo seguito Monster Allergy e non il contrario. Un punto su cui eravamo tutti d’accordo fin dall’inizio era il desiderio di creare una serie che noi avremmo voluto leggere da bambini e quindi ognuno ha arricchito Monster di tutta una serie di ingredienti legati alla propria infanzia e ai propri ricordi. Un ultima nota può essere legata al nome di Elena Patata, deciso in omaggio alla nostra bambina, oggi quattordicenne, che stava per nascere e che avevamo già deciso di chiamare Elena.

5) Quali difficoltà creative avete trovato nella creazione e ideazione della serie?

K.C.: Oggi come allora, le difficoltà nel costruire una serie sono tantissime, ma difficilmente riguardano la sfera creativa. Un creativo quando crea sta bene e noi abbiamo solo  bei ricordi di quella fase. I momenti difficili, rognosi, complicati, anche se accompagnati a grandi soddisfazioni, ci sono stati per tutto il resto: gli accordi legali, la parte amministrativa, la fatica di organizzare la produzione di 44 pagine al mese, la ricerca e le trattative con gli investitori e potrei continuare per ore. Come succede sempre in questi casi, in una produzione il tempo che resta per dedicarsi alla creazione è poco ma bellissimo, l’unico momento di autentica libertà.

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6) Tu che personaggio Monster sei?

K.C.: Anche se spesso uno Lali Bergingonz come avatar… mi vedo a metà tra Elena (come ero da bambina, ma in Elena c’è anche tanta Barbara!) e la mamma di Zick.

7) Allora… Svelaci qualcosa su cosa succederà nel trentesimo episodio!!!

K.C.: Non si può!!!! Diciamo solo che si vedranno le conseguenze degli avvenimenti lasciati in sospeso nell’episodio 29.

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Da Angoulême il diario di bordo Tunué

Per restituirvi qualche bella suggestione di ciò che significa trovarsi nell’ombelico del mondo del fumetto, abbiamo affidato il nostro sguardo a Ilaria, la nostra responsabile ufficio diritti all’estero, che ci delizia con un divertente racconto sulla giornata del suo arrivo ad Angoulême, una delle fiere incentrate sulle nuvole parlanti più importanti al mondo. Lasciamo che Ilaria prenda il timone del racconto e vi auguriamo buona lettura!

Angouleme, giovedì 29 gennaio 2015

 

Prima di tutto ad Angoulême bisogna arrivarci! Il viaggio in treno, un diurno Roma-Milano e un notturno Milano-Parigi, è foriero di letture e incontri. Sul diurno, leggo GABO, Memorie di una vita magica (collana Prospero’s Books, Tunué 2014) graphic novel a più mani sulla vita e le opere di Gabriel García Márquez (autori: Óscar Pantoja, Miguel Bustos, Felipe Camargo Rojas, Tatiana Córdoba, Julián Naranjo).
Sul notturno, leggo L’inverno del disegnatore di Paco Roca (collana Prospero’s Books, Tunué 2011). E quando non leggo chiacchiero, con altri passeggeri che realizzano questo piccolo sogno di immergersi per qualche giorno nell’universo della bande dessinnée francese e internazionale.
Dipinta sui volti, quella comica rassegnazione tipica di chi sa che, una volta varcata la soglia del primo padiglione, qualunque tentativo di tenere a bada istinti di collezionismo, nevrosi da serialità, fascinazione per le nuove storie e i nuovi tratti, è ovviamente fallimentare!

Una volta arrivati a Parigi, il viaggio prosegue con un tragitto in auto che include una piccola sosta a La Rochelle: sul porto, il tintinnare degli alberi delle barche e diversi murales dedicati a Charlie Hebdo, alla strage anche la mostra dedica molta attenzione.

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C’è da chiedersi come sarà diversa quest’anno l’atmosfera ad Angoulême, dopo quello che è accaduto alla redazione di Charlie Hebdo. Di certo, andare al Salone del fumetto internazionale questa volta è anche un piccolo pellegrinaggio in nome della libertà di espressione, un atto di coscienza.

Ad accoglierci in città è il gatto-icona del Salone, che fa capolino sornione sulle bandiere di segnalazione rosse e blu. Rosse per le mostre e gli eventi, blu per le halls popolate dai fieri stand delle case editrici e dalle diplomatiche intuizioni dei negoziatori di diritti d’autore. Tutta la città è implicata: i muri, le carrozzerie di autobus e macchine, gli interni di bar e ristoranti sono popolati di personaggi dei fumetti e di ritratti dei loro autori. La pioggia è fittissima, ma i partecipanti non si lasciano scoraggiare nemmeno per un istante.

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Dopo un ottimo caffè al bar Le chat noir, ci dirigiamo verso la biglietteria per fornirci di biglietto di ingresso e mappa (già, ci sono così tante tappe da fare che la mappa è indispensabile per orientarsi in questo minuto eden del disegno e della sceneggiatura!) , poi dritti alla hall delle case editrici. I cataloghi sono ricchissimi. Dargaud, Paquet, Delcourt, Gallimard, Actes Sud, Futuropolis, Panini sono i primi stand all’entrata. Nonostante sia ancora giovedì, l’affluenza è già notevole. Cominciano a vedersi anche i primi autori aggirarsi tra gli stand, approfittando di qualche momento di non-notorietà. Diamo un’occhiata ai bellissimi volumi di Tony Sandoval, che figurano in prima linea allo stand Paquet, e che il pubblico sfoglia con aria rapita e sognante. Seguendo gli espositori, risaliamo le tracce dei filoni più interessanti: i reportage, gli adattamenti letterari, le biografie, la satira, l’illustrazione, la fantascienza, i supereroi, e così via.

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Una parete espone le copertine deI candidati al premio Angoulême 2015Un intervistatore si aggira chiedendo opinioni sulla scelta degli acquisti e pronostici sulla la BD vincitrice. Noi, nel frattempo, abbiamo già le buste piene di ultime uscite, numeri mancanti e perle editoriali da tradurre in italiano. Ovviamente non si compra solo agli stand delle case editrici ma anche a quelli dei rivenditori, che custodiscono edizioni rare per le quali saremmo pronti a imporci il quasi digiuno!

Qui e lì, divanetti e tavolini per assaggi di lettura, file di attesa per gli autografi, megafoni che annunciano pacatamente il prossimo evento della giornata e, immancabili, Emanuele Di GiorgiAlessandro Aureli che data la fittissima agenda degli impegni Tunué si sono dotati per questa fiera di un superpotere speciale, quello dell’ubiquità!

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Dedichiamo poi l’intero pomeriggio alle mostre. Quella di Calvin & Hobbes, imperdibile summa dei disegni originali di Bill Watterson, dove il bimbo-teologo e il tigrotto-filosofo tramano impertinenti e tenere avventure in cui il cortile di casa diventa di volta in volta una galassia abitata da pericolosi alieni, un’officina per costruire macchine del tempo, un pulpito di prediche agli adulti. Ma anche quella di Jiro Taniguchi, dove l’artista contemplatore della natura e dell’interiorità dell’uomo ci offre tavole dal tratto delicato in cui spiccano rocce appuntite, alberi di ciliegio, animali della tundra e paesaggi urbani del Giappone. Non facciamo in tempo a visitare le altre esposizioni (Mezzo en Noir et Blues, Kinky & Cosy) ma non mancheremo di procurarci i volumi che ne raccolgono le tavole.

All’uscita, temprati dalle meravigliose sequenze di immagini assorbite nel corso della giornata, riprendiamo la strada di casa con una piccola punta di invidia per Emanuele e Alessandro della Tunué che resteranno lì a lavorare ancora un giorno, e che arriveranno domani in redazione carichi di aneddoti e libri per raccontarci il seguito!

Ilaria Gaudiello

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Conoscere i videogiochi

Con la Milan Games week e l’anteprima a Lucca Comics & Games parte il lancio del libro di storia e teoria generale dei videogiochi. Un saggio definitivo che riconosce alla pratica e alla produzione del “prodotto videogioco“ qualità specifiche di avanguardia e sperimentazione di grande fascino e interesse. Un altro tassello si aggiunge al quadro di formazione sulla cultura pop che, di volume in volume, i titoli delle collana Lapilli e Lapilli giganti, stanno costruendo nel nostro immaginario.

Una delle forme espressive più giovani a essersi affacciata alla ribalta, i videogiochi si sono evoluti in poco tempo in oscuro hobby per smanettoni, malvisto e considerato con sospetto, verso manifestazioni raffinate di interazione con il giocatore e di narrazione.
Parallelamente l’industria è cresciuta in modo esponenziale e le produzioni attuali rivaleggiano con i grandi colossal hollywoodiani.
Questo libro, rivolgendosi allo studioso, al professionista e al videogiocatore con un linguaggio agile e una copiosa ricchezza di dati, è stato strutturato in modo tale da mostrare le due storie parallele del medium in sé e del dibattito pubblico che esso negli anni ha scatenato.


Gli autori:
Marco Pellitteri
(Palermo 1974), sociologo dei processi culturali e dei media. I suoi studi si concentrano su fumetto, animazione, televisione, comunicazione, videogiochi. È autore dei libri Sense of Comics, Mazinga Nostalgia, Anatomia dei Pokémon, Conoscere l’animazione, Il Drago e la Saetta e di saggi accademici in volume e rivista editi in Italia e all’estero.

Mauro Salvador
Dottore di ricerca in Culture della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano, si è occupato della presunta “ludicizzazione” della realtà attraverso l’indagine del concetto di ludico nei media. Co-fondatore di G|A|M|E, prima rivista accademica italiana dedicata al videogame, ha pubblicato saggi e libri su videogame e cinema.