Robinson Crusoe compie 300 anni!

Il celebre romanzo di Daniel Defoe è arrivato a spegnere ben 300 candeline. Pubblicato il 25 aprile 1719, è il capostipite di tutti i romanzi d’avventura, il cui protagonista è entrato nell’immaginario collettivo e diventato archetipico.

Non sorprende che il romanzo sia stato protagonista di tantissime rivisitazioni e interpretazioni; Christophe Gaultier, già disegnatore per il film d’animazione Appuntamento a Belleville, ne firma l’adattamento a fumettiun cartonato che riunisce i tre albi originali facendo vivere ancora una volta l’epopea di Robinson. Grazie ai disegni di Gaultier, l’isola non è mai sembrata così impervia, la tempesta che ha portato Robinson a oltre trent’anni di solitudine mai così demoniaca e le azioni dei cannibali – rappresentate in tavole mute senza dialoghi – mai così imperscrutabili. 

Ma quali sono le ragioni di questo successo plurisecolare? Perché Robinson Crusoe è ancora oggi interessante e attuale? Senza dubbio si tratta di un incredibile romanzo d’avventura: la storia di un uomo che affascinato (come il lettore!) da luoghi esotici e sconosciuti rinuncia alla tranquillità della propria vita, trovandosi poi ad affrontare un gruppo di pirati, un naufragio, l’esplorazione di un’isola deserta, l’incontro con dei cannibali…

Ottimi ingredienti sufficienti a creare una storia, ma non un Mito. Il motivo per cui oggi ricordiamo Robinson Crusoe e non gli altri coevi romanzi d’avventura è la capacità della storia di Defoe di parlare alle corde più intime dell’animo umano. Tanti sono gli spunti di riflessioni offerti da Robinson: il protagonista approda su un’isola fuori dal modo introiettandovi la propria cultura e la propria religione, osservate talvolta dall’occhio esterno e ingenuo (ma non per questo acritico) del buon Venerdì.  

Venerdì, l’altro protagonista del romanzo, ha un atteggiamento molto diverso da quello di Robinson. Se Robinson non vuole dimenticare la propria tradizione, Venerdì è un vuoto involucro pronto a riceverne una; una visione al giorno d’oggi problematica, ma pur sempre interessando a livello allegorico (Venerdì è culturalmente un “bambino”). Per questi motivi Robinson Crusoe ha affascinato i più grandi intellettuali vissuti negli ultimi secoli, da Marx a Rousseau, da Weber a Stevenson.

Robinson Crusoe ha avuto, negli anni, fior fior di adattamenti e a trasposizioni fedeli (senz’altro da ricordare quella diretta da Luiss Buñuel nel 1954) si sono accompagnate variazioni sul tema come Cast Away, entrato a sua volta nella cultura popolare, o l’onirico lungometraggio d’animazione La tartaruga rossa. Una lunga e prestigiosa tradizione in cui l’adattamento a fumetto di Christopher Gaultier si inerisce con forza e valore.

Articolo di Federico Mazzoni 

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